Turismo lento

Nuove mappe e guide per viaggiare a piedi in Emilia Romagna

L’Emilia Romagna è una terra ricca di testimonianze di fede. Sono racchiuse nella sua cultura e nei luoghi di preghiera da cui si è diffuso quel sentimento religioso di cui sono “lastricate” le strade degli itinerari storico-religiosi che la percorrono.

Per i pellegrini, un tempo, questi percorsi erano fonte di spiritualità e il segno stesso della cultura dell’accoglienza. Oggi sono anche i tesori di una mappa che conduce all’anima del territorio.

Mete di turismo spirituale attorno alle quali ruotano mondi riconducibili all’arte, all’esperienza sostenibile e slow, alla tradizione e alle eccellenze di una regione tutta da scoprire.

Scopri le Vie di Pellegrinaggio e gli antichi cammini dell’Emilia Romagna con una modalità lenta che ti permette di essere in contatto con la natura e scoprire i territori, la loro storia, la cultura, i luoghi di fede e le comunità ospitanti.

Sul sito puoi trovare informazioni e suggerimenti per conoscere gli eventi dedicati, le proposte di visita, i prodotti della Bisaccia del Viandante:

www.camminiemiliaromagna.it

Cammini d’Europa tra i partner di ISNART

La rete di cooperazione internazionale entra a far parte dei partner dell’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche, società “in house” del sistema camerale che realizza studi e pubblicazioni sul turismo.

L’ISNART si adopera, attraverso studi e ricerche, a indagare le problematiche e le tematiche del settore turismo, tenendo presente una serie di obiettivi strategici assunti come finalità prioritarie:

Per il sistema privato

Innalzare la qualità dell’offerta ospitale

Per il sistema pubblico-privato

Lavorare affinché siano garantiti spazi crescenti di integrazione e comunicazione reciproca

Per il sistema globale “Italia”

Cercare di ridurre la disomogeneità, le differenze che tutt’oggi caratterizzano l’offerta turistica italiana, favorendo un crescente processo di integrazione super ed interregionale dei singoli prodotti turistici.

Per il sistema camerale

Creare una rete di collegamento tra le Camere di Commercio per coordinare le azioni e le iniziative relative al turismo. Supportare con informazioni, documentazioni e consulenze specifiche le azioni che una Camera di Commercio vuole intraprendere nel settore del turismo.

Per il mercato europeo

Sin dal 2006, Isnart partecipa attivamente alle iniziative del turismo sostenibile a livello europeo, aderendo alla Rete europea del turismo sostenibile e competitivo – Necstour, come partner ufficiale a progetti europei e frequentando i Forum annuali del turismo europeo.

La collaborazione con Cammini d’Europa

La collaborazione tra Cammini d’Europa e ISNART mira a creare un Osservatorio della mobilità dolce e dei fenomeni che si muovono (lentamente) lungo i Cammini, a iniziare dal censimento delle forme di ospitalità, proseguendo con le analisi dei dati sui flussi e proponendo la Board nazionale degli Itinerari come tavolo di dialogo strutturato permanente, al servizio dei Ministeri, delle Regioni e degli Enti Locali interessati allo sviluppo dei percorsi di mobilità dolce.

La Via dei Frati: la Sicilia a passo lento…

La via dei Frati è un cammino che si snoda lungo strade provinciali, trazzere, sterrate e sentieri montani per circa 166 km da Caltanissetta a Cefalù, in 8 tappe consigliate. L’idea nasce dal desiderio di percorrere a piedi l’entroterra siciliano, così come per secoli hanno fatto i Frati che si spostavano fin nelle più remote campagne per raccogliere la questua da portare ai loro confratelli, con spirito di umiltà e dividendo quel poco che avevano con le persone più bisognose.

Fino a qualche anno fa, la memoria dei “Monaci di cerca” era viva nei paesi attraversati dalla Via dei Frati, e numerose sono le testimonianze del loro passaggio: dai conventi di Petralia, Gangi, Geraci Siculo, Blufi e Caltanissetta, agli ospizi utilizzati per il periodo estivo come quello presente a Resuttano.

Ma non solo. Tra i Frati ricordiamo insigni scultori, che con le loro opere hanno accresciuto talmente il sentimento religioso che molte di queste sono attualmente venerate e hanno creato un vero e proprio movimento di pellegrinaggio continuo nelle chiese e nei santuari dove si trovano, come il Crocifisso di Castel Belici, opera di Frate Innocenzo da Petralia, ed i crocifissi di Frate Umile a Petralia Soprana ed a Geraci Siculo.

Il percorso si propone inoltre come ideale “Via Micaelica siciliana“, in quanto ha la sua origine a Caltanissetta, luogo del Miracolo dell’Arcangelo, giunge sotto le falde del Monte Alto, in cui da qualche anno è stato collocato un quadro di San Michele di fronte all’abitato di Petralia Sottana, diventato da anni luogo di profonda religiosità e di pellegrinaggio a maggio ed a settembre.

Infine la Via si conclude a Cefalù, protetta dall’attuale Santuario di Gibilmanna, ed in epoca remota sede di una chiesetta eretta dai benedettini dedicata proprio a San Michele, sulla cima di Pizzo Sant’Angelo, poco più in alto dell’attuale convento francescano.

Il Santuario di Gibilmanna è inoltre stato luogo dell’apparizione dell’Arcangelo Michele ai frati francescani che a lui pregavano per le loro necessità.

Le tappe

Caltanissetta – Marianopoli (24,600 km), Marianopoli – Castel Belici – Resuttano (23, 500 km), Resuttano – Madonna dell’Olio (Blufi) – Castellana Sicula – Polizzi Generosa (23,200 km), Polizzi Generosa – Madonna dell’Alto – Petralia Sottana (18,200 km), Petralia Sottana – Petralia Soprana – Gangi (14,800 km), Gangi – Geraci Siculo (13,700 km), Geraci Siculo – Castelbuono (21,600 km) e Castelbuono – Isnello – Gibilmanna – Cefalù (25,6 Km).

La Via dei Frati ha creato nel tempo una rete di contatti che ha attivato realtà locali e associazioni sensibili allo sviluppo del territorio e alla riscoperta del territorio, tramite un turismo lento ed all’accoglienza dei viandanti.

In ogni tappa è infatti possibile trovare luoghi di accoglienza e ospitalità che ben conoscono lo spirito della Via dei Frati.

La Credenziale del Viandante, scaricabile dal sito internet della Via può essere usata come testimonianza del proprio cammino ed essere timbrata in ogni meta raggiunta.

Sempre sul sito internet è possibile anche ottenere le tracce GPS e stampare le mappe del percorso, da utilizzare in alternativa alla segnaletica della Via dei Frati, posta lungo tutto il cammino.

Il periodo di percorrenza consigliato è dalla primavera all’autunno inoltrato. Il consiglio è di organizzarsi in concomitanza delle feste patronali o dei periodi di pellegrinaggi dei singoli santuari e luoghi di culto, per apprezzare lo spirito della Via di conoscenza delle tradizioni di cui sono ricchi i luoghi attraversati dalla Via.


Sul sito web della Via dei Frati è possibile trovare informazioni utili su ospitalità ed altre informazioni utili.

Ferrovie storiche: con la mobilità dolce, il passato diventa futuro

Andare alla scoperta dell’Italia in treno, seguendo le rotte delle ferrovie antiche, perseguendo gli ideali del turismo sostenibile: la legge 128/2017, nella sua imperfezione, promette nuovi modi di viaggiare nel Bel Paese.

La legge approvata nell’agosto 2017 mira a salvaguardare e valorizzare le tratte ferroviarie, dismesse o sospese, caratterizzate da particolare pregio culturale, paesaggistico e turistico, nonché le relative stazioni, opere d’arte e pertinenze: 1300 chilometri di linea ferrata da tempo sospesi al servizio di trasporto ordinario, molti a scartamento ridotto, non elettrificati e quasi tutti a binario unico, su cui i treni, spesso trainati da locomotori a vapore, viaggiano a bassa velocità (30-50 chilometri orari) e attraversano ampie porzioni di territori, anche montani, delle diverse regioni italiane, spesso inaccessibili ad altri mezzi di trasporto. Ma è proprio la caratteristica slow delle ferrovie storiche a consentire di immaginarne un utilizzo che possa animare – oltre le infrastrutture ferroviarie e il patrimonio immobiliare di stazioni, magazzini, caselli, porti e gallerie – anche le economie dei territori attraversati.

La legge indicava già al momento della sua istituzione alcune tratte ferroviarie da destinare ad uso turistico:  

  1. Sulmona-Castel di Sangro;
  2. Cosenza-San Giovanni in Fiore;
  3. Avellino-Lioni-Rocchetta Sant’Antonio;
  4. Sacile-Gemona;
  5. Palazzolo-Paratico;
  6. Castel di Sangro-Carpinone;
  7. Ceva-Ormea;
  8. Mandas-Arbatax;
  9. Isili-Sorgono;
  10. Sassari-Palau Marina
  11. Macomer-Bosa;
  12. Alcantara-Randazzo;
  13. Castelvetrano-Porto Palo di Menfi;
  14. Agrigento Bassa-Porto Empedocle;
  15. Noto-Pachino;
  16. Asciano-Monte Antico;
  17. Civitavecchia-Capranica-Orte;
  18. Fano-Urbino.

La norma prevede che, nell’ambito delle attività di valorizzazione, possano essere coinvolte associazioni e organizzazioni di volontariato operanti nei settori ferroviario, turistico, culturale e ambientale.
Interessante anche la previsione di consentire la circolazione sulle linee ferroviarie dismesse o sospese dei cosiddetti “ferrocicli”, veicoli a pedalata naturale o assistita su rotaia.

Domenica 3 marzo 2019 sarà la 12a Giornata nazionale delle Ferrovie Dimenticate, che da oltre un decennio promuove il recupero e la valorizzazione del tronchi ferroviari dismessi attraverso la riattivazione del servizio o la trasformazione in greenways e piste ciclo-pedonali.
Con il coordinamento nazionale di Co.Mo.Do. decine di associazioni locali in tutta Italia organizzano eventi frequentati da migliaia di appassionati di mobilità dolce, in bici, a piedi, a cavallo oppure su treni a vapore lungo le tratte storiche conservate e curate amorevolmente da comitati e gruppi di volontari nazionali e regionali.


Altre informazioni sul turismo lento in ferrovia: www.fondazionefs.it

Il Gran Tour parte dal Monferrato: a piedi, in bici, a cavallo, sulle orme di Vittorio Alfieri

La mobilità dolce può garantire un fondamentale contributo alla sfida di disegnare il futuro del nostro Paese in chiave sostenibile, ripartendo dalla qualità della vita dei cittadini, dalla vivibilità delle città, dalle connessioni con le aree rurali e le aree interne, dalla valorizzazione del patrimonio, dalla cultura e dal turismo.

Itinerari come strumento narrativo

Siamo convinti che gli Itinerari culturali, le rotte, i cammini e le ciclovie, spesso tracciati lungo antiche vie di storia, di cultura e di pellegrinaggio, possano essere strumenti narrativi per aumentare lo storytelling, per indagare e promuovere modelli di integrazione e di gestione innovativa degli attrattori, aumentando la notorietà, l’accessibilità e la fruizione degli immensi patrimoni diffusi anche fuori dai circuiti turistici consolidati, pensiamo ad esempio all’immenso valore del nostro Romanico Monferrato.

Mobilità dolce

La mobilità dolce (a piedi, in bicicletta, a cavallo e con altre modalità lente e naturali) consente di attraversare i luoghi con leggerezza e, al tempo stesso, in profondità: con il desiderio di non produrre impatti negativi sul territorio ma, al contrario, di entrare in contatto con la comunità locale, con i suoi riti, con le sue usanze, con i suoi costumi, per vivere esperienze realmente immersive.

I prodotti turistici “slow”

Il Consorzio Sistema Monferrato e altri importanti partner pubblici e privati ha iniziato proprio in questi giorni un importante lavoro che vedrà in Langhe-Roero e Monferrato il cuore di un progetto di raccolta di prodotti turistici “slow” già collaudati, attrattivi e vissuti che saranno portati come un caso di buone pratiche al Meeting “All Routes lead to Rome” del prossimo novembre 2019.
Sarà quindi un anno in cui vivrete con noi e con il quotidiano La Nuova Provincia, la ricerca e la prova degli itinerari più interessanti del Piemonte.

Gli itinerari tra campi  di essenze aromatiche

Saranno itinerari da vivere con gli occhi… pensiamo ai sentieri tra Rosignano Monferrato, lo splendido borgo di Cellamonte, per poi risalire a Vignale Monferrato.
Itinerari da respirare passeggiando tra campi di essenze aromatiche, dal basilico alla lavanda, tra l’Alto Monferrato e la Valle Bormida.
Percorsi da vivere con il gusto (e di gusto) attraverso noccioleti, boschi di castagne, campi di grani antichi che ci portano direttamente alla tavola.
I luoghi Unesco con i vigneti eroici, le cantine storiche e i belvedere, con l’eccezionale patrimonio sotterraneo, pensiamo alle Cattedrali Sotterranee, ai crutin e agli infernot.
Il mare a quadretti, con le risaie del vercellese o i percorsi nelle miniere della Valsesia.

Sulle strade dell’Alfieri

Ci sarà poi un lungo percorso, magari da rifare a cavallo, che ci riporta sulle strade percorse da Vittorio Alfieri.
Potrebbe essere il nostro viaggio, come il Gran Tour di Goethe. Ecco che proprio l’Alfieri, partendo da Asti e dalle colline del Monferrato, può accompagnarci a scoprire i “suoi” luoghi fino a Roma, Napoli, Venezia, Bologna, Genova e Firenze… per poi attraversare tutta l’Europa,


Una tavola rotonda per celebrare il 270° anniversario della nascita di Vittorio Alfieri

Una ampia riflessione si è generata al tavolo dei relatori, nel Teatro Vittorio Alfieri di Asti, introdotti dall’assessore alla Cultura Gianfranco Imerito: «Nostro compito è portare alla maggiore fruizione possibile le opere di Alfieri».

Carlo Cerrato, vicepresidente della Fondazione Centro Studi Alfieriani, ha aggiunto: «Forse è giunto il momento in cui smettere di chiederci che cosa fare per Alfieri, e provare a chiederci invece che cosa Alfieri può fare per noi. Questo anche perché non ci rendiamo conto della portata della sua opera».

Carla Forno ha sintetizzato la storia della produzione editoriale della Fondazione, prima in Italia ad aver portato a compimento l’edizione critica delle opere del poeta, assolvendo al suo compito statutario, aggiungendo altre pubblicazioni di studi critici «Con una nuova sensibilità – ha ricordato – aprirsi a un pubblico più ampio».

Il docente universitario Enrico Mattioda ha evidenziato alcuni problemi da risolvere: anzitutto la necessità di trovare testi commentati più recenti e aggiornati. E poi la produzione libraria, in mano a un duopolio: «Oggi l’editoria è in mano ai magazzinieri. Un sistema che strozza le librerie indipendenti e privilegia le pubblicazioni usa e getta. In questa situazione i classici non trovano spazio e sono destinati a scomparire. Forse la salvezza arriverà dal “print on demand” o dal digitale».

L’editore Alessandro De Vito ha portato il caso di autori di una letteratura poco nota che viene rivalutata, con particolare attenzione a quella prodotta nella Repubblica Ceca.

Paola Borrione, presidente della Fondazione Sant’Agata per l’Economia della Cultura, ha esposto alcuni modelli utili al caso astigiano, di fondazioni che lavorano sull’opera dell’autore e divengono punto di riferimento, ma anche di realtà come la Fondazione De Toqueville, che valorizza l’opera attualizzandola, pensando a come far diventare attuale il pensiero dell’autore. Infine i Club di lettura, da quelli istituzionali a quelli spontanei, un fenomeno in espansione, che parte dal basso. Tutti modelli sostenibili, sia perché finanziabili sia perché possono essere mantenuti nel tempo.

Federico Massimo Ceschin, segretario generale di Cammini d’Europa, che ha parlato di «economia della bellezza» evidenziando 5 parole chiave per riscoprire Alfieri: gentiluomo, libertario, illuminato, romantico e viaggiatore. Soffermandosi su “viaggiatore”, ha ripercorso con il pubblico le tappe degli instancabili tour dell’Alfieri in giro per l’Italia e per l’Europa, ottima base per nuove forme di turismo letterario, magari da percorrere con la mobilità dolce.

Infine il maestro Franco Branciaroli che, invitato a partecipare, ha mostrato il suo lato più provocatorio: «Perché non faccio Alfieri? Datemi 350/400 mila euro e ve lo faccio. Il fatto è che l’Italia non è un paese teatrale, siamo un popolo che non ama il proprio teatro. È il caso di Alfieri, un autore di caratura mondiale, gigantesco, che andrebbe affiancato a Manzoni. Eppure continuiamo a fare autori stranieri tradotti e rinunciamo agli Shakespeare nostrani, autori con una lingua meravigliosa. È l’inciviltà teatrale».

Nasce il progetto ”Via Sacra Etrusca’

Nella splendida cornice della città di Volterra è ufficialmente nato il progetto “Via Sacra Etrusca”, con il Comune di Monteriggioni capofila dei comuni di Casole d’Elsa, Colle di Val d’Elsa e Sovicille, oltre Volterra.

Il progetto intende inserirsi nell’ambito dei “cammini storici” valorizzando i territori dei cinque comuni dal punto di vista paesaggistico e culturale con la proposta di trekking ed eventi culturali tramite la promozione di un antico percorso etrusco che costituisca un “pacchetto omogeneo” nell’ottica di un turismo lento.

Il percorso di circa 70 km si snoda attraverso 5 necropoli etrusche, riserve naturali come la Foresta di Berignone, la Montagnola Senese e la Val di Merse, musei archeologici, etnografici e numerose pievi e abbazie medievali.

L’itinerario

L’itinerario è compreso nei territori dei cinque comuni aderenti al progetto: Volterra, Colle di Val d’Elsa, Casole d’Elsa, Monteriggioni e Sovicille.

Si svolge prevalentemente in ambiente boscato, intervallato da radure e qualche coltivo a vigna o olivo, per lo più su strade forestali, qualche breve tratto asfaltato e poco trafficato, mulattiere selciate e comodi sentieri.

Il percorso consente di osservare e visitare le evidenze archeologiche etrusche della necropoli del Portone, necropoli di Dometaia, necropoli Poggio alla Fame, tumulo di Mucellena e necropoli di Malignano, collegate in modo storico e in modalità escursionistica, ipotizzando di seguire una probabile viabilità etrusca, supportata oltre che dalle evidenze archeologiche anche da vari toponimi molto vicini l’uno all’altro ed assolutamente in riga sulla ipotesi viaria.

LE TAPPE DEL PERCORSO:

  1. Volterra – Mazzolla – Dispenza di Tatti- Casole d’Elsa
  2. Casole d’Elsa – Cavallano – Dometaia – Badia a Coneo
  3. Colle di Val d’Elsa – Scarna – Strove – Abbadia a Isola (Monteriggioni)
  4. Abbadia a Isola – Mucellena – Marmoraia – Pernina
  5. Pernna- Sovicille – Malignano