Grand Tour

E’ nata l’Associazione europea dei Viaggi di Goethe

Nasce l’Associazione Europea dei viaggi di Goethe con sede ad Ariccia, dove il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità l’importante soggetto culturale e affidato la prestigiosa Locanda Martorelli – Museo del Grand Tour.

Con delibera approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale di venerdì 29 marzo, il Comune di Ariccia rilancia l’Associazione Europea dei Viaggi di Goethe, promossa da Cammini d’Europa a seguito delle celebrazioni per il bicentenario della pubblicazione dell’opera “Viaggio in Italia” che – nell’arco dell’intero 2017 – coinvolse decine di località dell’intero Paese, dalle Alpi alla Valle dei Templi.

L’Associazione Europea si propone oggi come organismo di coordinamento dell’itinerario culturale narrato dal grande letterato tedesco, Johann Wolfgang von Goethe, attraverso 8 regioni d’Italia e facendo tappa in oltre settanta Comuni, estendendosi in Europa coinvolgendo Germania, Repubblica Ceca, Austria, Svizzera e Liechtenstein.

Riscoprire duecento anni dopo questo straordinario itinerario culturale, che diede forza e struttura all’epoca del Grand Tour, significa promuovere il dialogo e lo scambio di esperienze tra realtà italiane ed europee per valorizzare i luoghi attraverso modelli innovativi di sviluppo culturale, turistico, sociale ed economico dei territori partecipanti, dei quali Ariccia assieme ai Castelli Romani intende essere portavoce.

Tra i primi passi dell’Associazione, la redazione di un Dossier di Candidatura per promuovere il riconoscimento dei percorsi descritti nel “Viaggio in Italia” e nelle altre opere di Goethe nell’ambito del Programma degli “Itinerari Culturali Europei” del Consiglio d’Europa, confidando di coinvolgere nel percorso di candidatura i partner istituzionali e culturali che già sostennero assieme a Cammini d’Europa il bicentenario, tra cui il Goethe Institut, il Museo “Casa di Goethe” di Roma e la Società Geografica Italiana, oltre al Comune di Ariccia e all’Archeoclub Aricino Nemorense.

Grande soddisfazione per il sostegno unanime offerto dal Consiglio comunale per l’iniziativa fortemente sostenuta dal sindaco Roberto di Felice e dell’assessore Elisa Refrigeri, che hanno recepito le istanze promosse dal territorio e dal mondo del terzo settore maggiormente impegnato sul versante dello sviluppo culturale: nel 2017 fu infatti l’Archeoclub Aricino Nemorense a formulare la proposta di adesione, grazie al costante impegno di Maria Cristina Vincenti e Alberto Silvestri, che da anni svolgono intense attività culturali volte a promuovere l’Appia Antica e la Locanda Martorelli.

Sarà proprio la storica Locanda di proprietà comunale, con il suo affaccio su Piazza di Corte – conservata nella sua struttura originaria e vero unicum nel panorama nazionale – ad offrirsi come sede dell’Associazione europea, nella certezza di poter rappresentare efficacemente lo spirito del nuovo prestigioso sodalizio istituzionale, ma anche l’attesa delle migliaia di visitatori che ritrovano nel suo ciclo pittorico le suggestioni del Grand Tour. Qui, tra ‘700 e ‘800, soggiornarono numerosi intellettuali italiani ed europei, mossi dal desiderio di esplorare il “Bel Paese” alla scoperta dell’arte classica e del buon vivere. E sempre qui, grazie alla deliberazione unanime del Consiglio comunale quale espressione della volontà di tutti cittadini di Ariccia, sono ora attesi giungere visitatori da ogni parte d’Europa e del mondo, con le medesime motivazioni di crescita culturale, dialogo, emozione ed esperienza di viaggio.

Esprimiamo grandissima soddisfazione” – ha scritto in una nota rivolta al sindaco di Felice, all’assessore Refrigeri e al Consiglio comunale il segretario generale di Cammini d’Europa, Federico Massimo Ceschin – “per l’accoglienza offerta fin dalla prima ora, con grande sensibilità, a questo progetto di dimensione nazionale ed europea. La Città di Ariccia si conferma oggi come ieri un presidio culturale che, assieme al territorio dei Castelli Romani, di Roma e dell’intero Lazio, potrà continuare a offrire motivi di stupore e di meraviglia a tutti coloro che cercano nel viaggio lento e sostenibile non soltanto un’occasione di scoperta ma di crescita personale e umana”.

Il Gran Tour parte dal Monferrato: a piedi, in bici, a cavallo, sulle orme di Vittorio Alfieri

La mobilità dolce può garantire un fondamentale contributo alla sfida di disegnare il futuro del nostro Paese in chiave sostenibile, ripartendo dalla qualità della vita dei cittadini, dalla vivibilità delle città, dalle connessioni con le aree rurali e le aree interne, dalla valorizzazione del patrimonio, dalla cultura e dal turismo.

Itinerari come strumento narrativo

Siamo convinti che gli Itinerari culturali, le rotte, i cammini e le ciclovie, spesso tracciati lungo antiche vie di storia, di cultura e di pellegrinaggio, possano essere strumenti narrativi per aumentare lo storytelling, per indagare e promuovere modelli di integrazione e di gestione innovativa degli attrattori, aumentando la notorietà, l’accessibilità e la fruizione degli immensi patrimoni diffusi anche fuori dai circuiti turistici consolidati, pensiamo ad esempio all’immenso valore del nostro Romanico Monferrato.

Mobilità dolce

La mobilità dolce (a piedi, in bicicletta, a cavallo e con altre modalità lente e naturali) consente di attraversare i luoghi con leggerezza e, al tempo stesso, in profondità: con il desiderio di non produrre impatti negativi sul territorio ma, al contrario, di entrare in contatto con la comunità locale, con i suoi riti, con le sue usanze, con i suoi costumi, per vivere esperienze realmente immersive.

I prodotti turistici “slow”

Il Consorzio Sistema Monferrato e altri importanti partner pubblici e privati ha iniziato proprio in questi giorni un importante lavoro che vedrà in Langhe-Roero e Monferrato il cuore di un progetto di raccolta di prodotti turistici “slow” già collaudati, attrattivi e vissuti che saranno portati come un caso di buone pratiche al Meeting “All Routes lead to Rome” del prossimo novembre 2019.
Sarà quindi un anno in cui vivrete con noi e con il quotidiano La Nuova Provincia, la ricerca e la prova degli itinerari più interessanti del Piemonte.

Gli itinerari tra campi  di essenze aromatiche

Saranno itinerari da vivere con gli occhi… pensiamo ai sentieri tra Rosignano Monferrato, lo splendido borgo di Cellamonte, per poi risalire a Vignale Monferrato.
Itinerari da respirare passeggiando tra campi di essenze aromatiche, dal basilico alla lavanda, tra l’Alto Monferrato e la Valle Bormida.
Percorsi da vivere con il gusto (e di gusto) attraverso noccioleti, boschi di castagne, campi di grani antichi che ci portano direttamente alla tavola.
I luoghi Unesco con i vigneti eroici, le cantine storiche e i belvedere, con l’eccezionale patrimonio sotterraneo, pensiamo alle Cattedrali Sotterranee, ai crutin e agli infernot.
Il mare a quadretti, con le risaie del vercellese o i percorsi nelle miniere della Valsesia.

Sulle strade dell’Alfieri

Ci sarà poi un lungo percorso, magari da rifare a cavallo, che ci riporta sulle strade percorse da Vittorio Alfieri.
Potrebbe essere il nostro viaggio, come il Gran Tour di Goethe. Ecco che proprio l’Alfieri, partendo da Asti e dalle colline del Monferrato, può accompagnarci a scoprire i “suoi” luoghi fino a Roma, Napoli, Venezia, Bologna, Genova e Firenze… per poi attraversare tutta l’Europa,


Una tavola rotonda per celebrare il 270° anniversario della nascita di Vittorio Alfieri

Una ampia riflessione si è generata al tavolo dei relatori, nel Teatro Vittorio Alfieri di Asti, introdotti dall’assessore alla Cultura Gianfranco Imerito: «Nostro compito è portare alla maggiore fruizione possibile le opere di Alfieri».

Carlo Cerrato, vicepresidente della Fondazione Centro Studi Alfieriani, ha aggiunto: «Forse è giunto il momento in cui smettere di chiederci che cosa fare per Alfieri, e provare a chiederci invece che cosa Alfieri può fare per noi. Questo anche perché non ci rendiamo conto della portata della sua opera».

Carla Forno ha sintetizzato la storia della produzione editoriale della Fondazione, prima in Italia ad aver portato a compimento l’edizione critica delle opere del poeta, assolvendo al suo compito statutario, aggiungendo altre pubblicazioni di studi critici «Con una nuova sensibilità – ha ricordato – aprirsi a un pubblico più ampio».

Il docente universitario Enrico Mattioda ha evidenziato alcuni problemi da risolvere: anzitutto la necessità di trovare testi commentati più recenti e aggiornati. E poi la produzione libraria, in mano a un duopolio: «Oggi l’editoria è in mano ai magazzinieri. Un sistema che strozza le librerie indipendenti e privilegia le pubblicazioni usa e getta. In questa situazione i classici non trovano spazio e sono destinati a scomparire. Forse la salvezza arriverà dal “print on demand” o dal digitale».

L’editore Alessandro De Vito ha portato il caso di autori di una letteratura poco nota che viene rivalutata, con particolare attenzione a quella prodotta nella Repubblica Ceca.

Paola Borrione, presidente della Fondazione Sant’Agata per l’Economia della Cultura, ha esposto alcuni modelli utili al caso astigiano, di fondazioni che lavorano sull’opera dell’autore e divengono punto di riferimento, ma anche di realtà come la Fondazione De Toqueville, che valorizza l’opera attualizzandola, pensando a come far diventare attuale il pensiero dell’autore. Infine i Club di lettura, da quelli istituzionali a quelli spontanei, un fenomeno in espansione, che parte dal basso. Tutti modelli sostenibili, sia perché finanziabili sia perché possono essere mantenuti nel tempo.

Federico Massimo Ceschin, segretario generale di Cammini d’Europa, che ha parlato di «economia della bellezza» evidenziando 5 parole chiave per riscoprire Alfieri: gentiluomo, libertario, illuminato, romantico e viaggiatore. Soffermandosi su “viaggiatore”, ha ripercorso con il pubblico le tappe degli instancabili tour dell’Alfieri in giro per l’Italia e per l’Europa, ottima base per nuove forme di turismo letterario, magari da percorrere con la mobilità dolce.

Infine il maestro Franco Branciaroli che, invitato a partecipare, ha mostrato il suo lato più provocatorio: «Perché non faccio Alfieri? Datemi 350/400 mila euro e ve lo faccio. Il fatto è che l’Italia non è un paese teatrale, siamo un popolo che non ama il proprio teatro. È il caso di Alfieri, un autore di caratura mondiale, gigantesco, che andrebbe affiancato a Manzoni. Eppure continuiamo a fare autori stranieri tradotti e rinunciamo agli Shakespeare nostrani, autori con una lingua meravigliosa. È l’inciviltà teatrale».