Cammini

Nel 2018, più persone sui percorsi italiani che italiani sul Cammino di Santiago

Associando i risultati di un questionario con i dati forniti dalle associazioni ed enti dediti all’accoglienza dei pellegrini, sembra che il numero di persone che percorrono i cammini in Italia abbia superato per la prima volta quello degli italiani impegnati nel cammino di Santiago.

Nello specifico sono stati 32.338 i camminatori che nel 2018 hanno chiesto la credenziale per uno degli itinerari italiani, con una crescita del 27,2% rispetto al 2017, contro i 27.009 italiani arrivati alla Cattedrale di Santiago. Un dato da valutare bene considerando inoltre che l’81% dei camminatori richiede la credenziale, dunque il numero potrebbe anche essere superiore.

Tra i tanti percorsi del Belpaese, il più gettonato risulta essere la Via Francigena(17.092 credenziali richieste). A seguire i cammini francescani (Via di Francesco e Di qui passò Francesco, 7.352), la Via degli Dei (3.800), il Cammino di San Benedetto (2.106), i Cammini francigeni di Sicilia (1.426) e la Via Romea Germanica (652).

Solo un 25% del campione si è dichiarato mosso da motivi religiosi. La maggior parte dei camminatori italiani lo fa per “fare trekking” (52%), per “stare nella natura” (50%) o per “scoprire il territorio” (46%).

Generalmente si tratta di escursionisti dei periodi caldi, che si cimentano in queste esperienze soprattutto a maggio (19%) e agosto (21%).

Il 51% percorre l’intero cammino in una sola volta, soprattutto in relazione a cammini brevi come la Via degli Dei (90%), la Magna Via Francigena in Sicilia (82%), Italia coast to coast (64%), il Cammino di San Benedetto (51%) e i cammini francescani (43%).

La Francigena è invece percorsa in maniera spezzettata, spesso su anni diversi e solo il 16% ha dichiarato di averla percorsa in una sola stagione. Nella maggior parte dei casi il viaggio dura al massimo due settimane.

Il camminatore italiano è inoltre un tipo sociale, solo uno su tre sceglie la via solitaria mentre predilige il viaggio di coppia o di gruppo.

Il 75% dei camminatori è ben allenato, e si prepara nel tempo libero e nel 75% dei casi acquista una guida cartacea pre-partenza, oltre a partire equipaggiato di nuove calzature (42%), abbigliamento tecnico (39%) e attrezzatura varia come zaino, borraccia o bastoncini (31%). L’11% decide di spostarsi in bici.

Dati molto interessanti riguardano le ricadute sul territorio. Il 45% ha dichiarato di spendere in media dai 30 ai 50 euro al giorno. C’è chi pernotta nei B&B (65,4%), in strutture religiose (57,1%), in agriturismi (28,4%) e in alberghi (23,8%). Il 73% pranza con i panini, il 52% preferisce la cena al ristorante e il 27% sceglie strutture con menu speciali per pellegrini.

Ultima domanda: come si scopre un cammino?

La risposta potrebbe risultare scontata, ovvero tramite i social. E invece non è così. Il passaparola resta il mezzo di comunicazione primario (34%). Internet è al secondo posto (32%), Facebook al terzo (14%). In coda tv, radio e giornali (8%).


I dati provengono da un sondaggio promosso dalla casa editrice Terre di Mezzo, specializzata nella produzione di guide dei cammini italiani e esteri, finalizzato a tracciare l’identikit del camminatore italiano. Un questionario promosso su Facebook cui hanno risposto 2.930 appassionati di cammini, il 74% del quale è risultato avere già percorso più di un cammino anche fuori dall’Italia.

La Via dei Frati: la Sicilia a passo lento…

La via dei Frati è un cammino che si snoda lungo strade provinciali, trazzere, sterrate e sentieri montani per circa 166 km da Caltanissetta a Cefalù, in 8 tappe consigliate. L’idea nasce dal desiderio di percorrere a piedi l’entroterra siciliano, così come per secoli hanno fatto i Frati che si spostavano fin nelle più remote campagne per raccogliere la questua da portare ai loro confratelli, con spirito di umiltà e dividendo quel poco che avevano con le persone più bisognose.

Fino a qualche anno fa, la memoria dei “Monaci di cerca” era viva nei paesi attraversati dalla Via dei Frati, e numerose sono le testimonianze del loro passaggio: dai conventi di Petralia, Gangi, Geraci Siculo, Blufi e Caltanissetta, agli ospizi utilizzati per il periodo estivo come quello presente a Resuttano.

Ma non solo. Tra i Frati ricordiamo insigni scultori, che con le loro opere hanno accresciuto talmente il sentimento religioso che molte di queste sono attualmente venerate e hanno creato un vero e proprio movimento di pellegrinaggio continuo nelle chiese e nei santuari dove si trovano, come il Crocifisso di Castel Belici, opera di Frate Innocenzo da Petralia, ed i crocifissi di Frate Umile a Petralia Soprana ed a Geraci Siculo.

Il percorso si propone inoltre come ideale “Via Micaelica siciliana“, in quanto ha la sua origine a Caltanissetta, luogo del Miracolo dell’Arcangelo, giunge sotto le falde del Monte Alto, in cui da qualche anno è stato collocato un quadro di San Michele di fronte all’abitato di Petralia Sottana, diventato da anni luogo di profonda religiosità e di pellegrinaggio a maggio ed a settembre.

Infine la Via si conclude a Cefalù, protetta dall’attuale Santuario di Gibilmanna, ed in epoca remota sede di una chiesetta eretta dai benedettini dedicata proprio a San Michele, sulla cima di Pizzo Sant’Angelo, poco più in alto dell’attuale convento francescano.

Il Santuario di Gibilmanna è inoltre stato luogo dell’apparizione dell’Arcangelo Michele ai frati francescani che a lui pregavano per le loro necessità.

Le tappe

Caltanissetta – Marianopoli (24,600 km), Marianopoli – Castel Belici – Resuttano (23, 500 km), Resuttano – Madonna dell’Olio (Blufi) – Castellana Sicula – Polizzi Generosa (23,200 km), Polizzi Generosa – Madonna dell’Alto – Petralia Sottana (18,200 km), Petralia Sottana – Petralia Soprana – Gangi (14,800 km), Gangi – Geraci Siculo (13,700 km), Geraci Siculo – Castelbuono (21,600 km) e Castelbuono – Isnello – Gibilmanna – Cefalù (25,6 Km).

La Via dei Frati ha creato nel tempo una rete di contatti che ha attivato realtà locali e associazioni sensibili allo sviluppo del territorio e alla riscoperta del territorio, tramite un turismo lento ed all’accoglienza dei viandanti.

In ogni tappa è infatti possibile trovare luoghi di accoglienza e ospitalità che ben conoscono lo spirito della Via dei Frati.

La Credenziale del Viandante, scaricabile dal sito internet della Via può essere usata come testimonianza del proprio cammino ed essere timbrata in ogni meta raggiunta.

Sempre sul sito internet è possibile anche ottenere le tracce GPS e stampare le mappe del percorso, da utilizzare in alternativa alla segnaletica della Via dei Frati, posta lungo tutto il cammino.

Il periodo di percorrenza consigliato è dalla primavera all’autunno inoltrato. Il consiglio è di organizzarsi in concomitanza delle feste patronali o dei periodi di pellegrinaggi dei singoli santuari e luoghi di culto, per apprezzare lo spirito della Via di conoscenza delle tradizioni di cui sono ricchi i luoghi attraversati dalla Via.


Sul sito web della Via dei Frati è possibile trovare informazioni utili su ospitalità ed altre informazioni utili.

Due vie sacre si aggiungono all’Atlante digitale dei Cammini

Con la Via Matildica del Volto Santo e il Cammino di San Giacomo, i cammini inseriti nel primo Atlante Digitale dedicato diventano 44. Se ti piace camminare, sul portale trovi le prime indicazioni per conoscere una rete di percorsi e itinerari di facile consultazione. Scegli il tuo cammino, prepara il tuo zaino e mettiti in viaggio.

Lo dice anche Luciano Ligabue: “Fatti per correre o per rallentare, c’è anche chi ha deciso di camminare al passo che gli pare”. E quando si intraprende un cammino, il passo deve essere il tuo. Quello che ti permette di apprezzare ciò che ti circonda; quello che ti consente di ascoltarti e di prendere tutto quello che di buono c’è dal camminare. Se anche tu sei un appassionato di cammini forse hai già nella tua personale lista di cose da fare, due nuove vie: la Via Matildica e il Cammino di San Giacomo.

Due cammini che si sono aggiunti da poco all’Atlante digitale dei Cammini d’Italia, il contenitore di itinerari pensato come una rete di mobilità slow, voluto dal Ministro dei beni e delle Attività culturali e del Turismo nel 2016. La prima mappatura ufficiale dei Cammini d’Italia, online sul sito del Ministero, è un work in progress continuo che recepisce le molteplici richieste di adesione da parte delle Regioni.

Oggi l’Atlante descrive ben 44 cammini, ma 116 sono ancora in lista di attesa. Di questi, almeno 72 sembrano non soddisfare gli 11 criteri stabiliti:

  • Percorsi fisici lineari e fruibili
  • Presenza di segnaletica orizzontale e/o verticale per ogni tappa
  • Percorso fruibile in sicurezza
  • Percentuale di strade asfaltate non superiore al 40%
  • Tappe dotate di tutti i servizi di supporto al camminatore
  • Descrizione on line sul Sito di riferimento di ogni tappa
  • Servizi di alloggio e ristorazione entro 5 km dal Cammino
  • Presenza di un ‘organo di governo’ del Cammino
  • Garantire la vigilanza e la manutenzione del percorso
  • Georeferenziazione del percorso
  • Sito del Cammino costantemente aggiornato

Cammini di primavera: da Trento alla Val di Non

Con il progressivo aumento delle temperature, le settimane bianche lasciano spazio al trekking, a cominciare dalla mezza montagna. Tra il capoluogo e le pendici del Brenta, alcune idee “di stagione”.

Dagli sci agli scarponi. Con l’arrivo della primavera iniziano a liberarsi dalla neve i sentieri più bassi delle montagne trentine, da percorrere a passo lento, per scoprire le tracce di antiche storie e spiritualità. Dal capoluogo della Provincia Autonoma, e precisamente dalla Cattedrale di San Vigilio, parte il Sentiero San Vili che unisce Trento a Madonna di Campiglio, la Valle dell’Adige alle Dolomiti di Brenta: un cammino che utilizza  antiche mulattiere e nuove ciclopedonali e che, pur iniziando appena fuori la realtà urbana, offre a chi lo percorre tutto il fascino della montagna  più vera.

É lungo circa cento chilometri, suddivisi  in sei tappe, ciascuna delle quali costituisce già di per sé un’escursione completa e appagante, e  costeggia le Dolomiti di Brenta, alternando carrarecce tra i campi e strade forestali, sentieri su cenge panoramiche a passaggi attraverso vecchi borghi, poco conosciuti e ancora scarsamente frequentati dai turisti. Il sentiero segue  in gran parte l’antica via romana che la tradizione vuole sia stata percorsa nel 400 da Vigilio, vescovo di Trento, e successivamente dalle sue spoglie dopo il martirio in Val Rendena, attraversando i paesi del fondovalle sino a raggiungere Madonna di Campiglio. I più sportivi possono anche cimentarsi nella variante “alta” dell’itinerario, con dislivelli più impegnativi e quindi adatta a camminatori ben allenati.

Da Sanzeno, il cuore religioso della Val di Non, parte il Cammino Jacopeo d’Anaunia, uno dei più affascinanti itinerari spirituali trentini, reso ancora più suggestivo in questo periodo dalla fioritura dei meleti.  Si tratta di un percorso ad anello lungo circa 170 chilometri, che si sviluppa in sette tappe all’interno della Val di Non, toccando i maggiori luoghi sacri della zona, seguendo gli antichi sentieri di pellegrinaggio di fede in Trentino.

Cammini in Umbria: 22.000 camminatori nel 2018 (+10%)

La Statio Peregrinorum evidenzia un aumento nel 2018 del 10% degli arrivi rispetto all’anno precedente, un vero e proprio boom. Nel periodo che va da aprile a maggio sono stati registrati 300 pellegrini nel 2015, 788 nel 2016, 1.164 nel 2017 e 1500 nel 2018. Chi percorre il Cammino di Francesco sono in maggioranza uomini (52,15%) mentre le donne rappresentato il 43,97% del totale. Il 91,54% l’ha percorso a piedi, il 4,23% in bicicletta, lo 0,53% a cavallo, lo 0,05% in sedia a rotelle o handbike.

Sono circa 22.000 le persone che nel 2018 hanno percorso i cammini in Umbria da soli, in gruppo o in compagnia degli amici a quattro zampe. Di questo numero record, circa 15.000 hanno percorso i sentieri francescani verso Assisi. Gli arrivi censiti dalla Statio Peregrinorum del Sacro Convento di Assisi, che raccoglie i dati dei camminatori, sono quasi 4.000 e offrono una chiara fotografia del più ampio fenomeno che sta rinnovando l’immagine dell’Umbria in Italia e nel mondo.

Da anni, le istituzioni civili e religiose della Regione lavorano in stretta sinergia con le associazioni e gli operatori turistici del territorio per promuovere e migliorare i cammini in Umbria. Si lavora sull’esperienza religiosa, spirituale e turistica del pellegrino che decide di attraversare il “Cuore Verde d’Italia” per arrivare ad Assisi, a Loreto o a Roma. Secondo i dati statistici, l’Umbria e Assisi sono le mete preferite in Italia per compiere un pellegrinaggio moderno a piedi, in bicicletta, a cavallo o con handbike.

La maggioranza dei pellegrini che percorrono i cammini in Umbria sono italiani. La Via di Francesco è comunque un’esperienza conosciuta in tutto il mondo. Tra gli stranieri al primo posto ci sono i tedeschi (26,16%), a seguire: i francesi (11,95%), gli Stati Uniti (10,5%), gli austriaci (8,18%), gli olandesi (5,16%), Brasiliani (3,9%) e perfino camminatori provenienti dall’Alaska. Al di là dell’incremento generalizzato rispetto al 2017 si segnala un balzo in avanti degli Stati Uniti, al quarto posto nel 2017 e al terzo posto nel 2018. La Via di Francesco e i cammini dell’Umbria sono sempre più un fenomeno mondiale: pellegrini provenienti dai 5 continenti, 50 nazioni e oltre 1.000 città.

La via di Francesco è percorsa ogni anno da persone di tutte l’età: al primo posto i pellegrini dai 30 ai 60 anni (49,95%) a seguire con il 32,25% gli ultrasessantenni mentre gli under 30 sono il 17%. Il periodo preferito per i camminatori va da aprile ad ottobre, con un picco ad agosto per gli italiani. Gli stranieri si concentrano nei mesi di maggio, giugno e settembre.

Per quanto riguarda le motivazioni che spingono le persone a intraprendere il “viaggio” dei cammini in Umbria, il 57 % non dichiara nulla e il 29% per ragioni religiose/culturali. Il 60% dei camminatori viaggia in gruppo. Il Cammino di Francesco è l’esempio reale e concreto dei valori francescani di fraternità, accoglienza e rispetto dell’ambiente.

Attraverso i cammini si cerca di tornare alle radici della propria esperienza umana che sembra oggi smarrita nel panorama che stiamo vivendo”, ha dichiarato il custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti. “Chi è alla ricerca di questo qui ritrova se stesso e una dimensione spirituale alta”.

Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi ha sottolineato che “oggi si cercano non i luoghi del frastuono e del chiasso ma quelli della pace che avvicinano l’uomo all’essenzialità della vita”. Mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca ha evidenziato che “oltre ai numeri va riaffermata l’importanza del servizio che si dà per poter far crescere ancora sia l’aspetto turistico che quello religioso. Un servizio nato sulla scorta di quello che avviene a Santiago di Compostela ma con una accoglienza più attenta alle singole persone anche grazie a numeri più piccoli”.

Mons. Giulietti nuovo vescovo di Lucca

Auguri da Cammini d’Europa e da tutto il partenariato di All Routes lead to Rome a don Paolo, il camminatore, nominato da papa Francesco vescovo di Lucca, nel cuore degli itinerari storici di pellegrinaggio che attraversano la Toscana.

Don Paolo viene da Perugia, dove è nato ed è stato fino a pochi giorni fa vescovo ausiliare della Diocesi di Perugia – Città della Pieve, ma nel mondo dei camminatori è noto per l’impegno con la Via di San Francesco e la sua passione per i pellegrinaggi a piedi, con mete che abbracciano l’Europa e il Medio Oriente.

«Il mio viaggio del cuore si chiama pellegrinaggio, ti cambia dentro a patto di lasciarti levigare dalla fatica, dagli incontri, dal tempo che scivola via in maniera diversa, e a patto di non ingoiare voracemente i chilometri in auto, pullman, treno o aereo, ma di macinarli lentamente, uno a uno, a cavallo, in bici o, preferibilmente, a piedi. Torni a casa che non sei più lo stesso». 

Promotore del pellegrinaggio a piedi, è assistente spirituale della Confraternita di San Jacopo di Compostela ed è un grande conoscitore degli itinerari percorsi da milioni di pellegrini ogni anno nel raggiungere le principali mete di spiritualità del continente europeo: ha percorso il Cammino di Santiago una quindicina di volte, ma anche la Via Francigena (che passa proprio per Lucca!), la Via Amerina, la Via Lauretana e il Cammino dell’Arcangelo da Benevento a Monte Sant’Angelo.

E verso i grandi santuari mariani di Lourdes, Fatima, Czestochowa e Loreto, come anche i percorsi verso Gerusalemme e i luoghi sacri di Terra Santa.
Senza certo dimenticare la Via di Francesco, il Consorzio Francesco’s Ways e la pubblicazione di guide per pellegrini.


Nella foto, la sottoscrizione del protocollo di intesa tra Cammini d’Europa e Francesco’s Ways.

Nasce il progetto ”Via Sacra Etrusca’

Nella splendida cornice della città di Volterra è ufficialmente nato il progetto “Via Sacra Etrusca”, con il Comune di Monteriggioni capofila dei comuni di Casole d’Elsa, Colle di Val d’Elsa e Sovicille, oltre Volterra.

Il progetto intende inserirsi nell’ambito dei “cammini storici” valorizzando i territori dei cinque comuni dal punto di vista paesaggistico e culturale con la proposta di trekking ed eventi culturali tramite la promozione di un antico percorso etrusco che costituisca un “pacchetto omogeneo” nell’ottica di un turismo lento.

Il percorso di circa 70 km si snoda attraverso 5 necropoli etrusche, riserve naturali come la Foresta di Berignone, la Montagnola Senese e la Val di Merse, musei archeologici, etnografici e numerose pievi e abbazie medievali.

L’itinerario

L’itinerario è compreso nei territori dei cinque comuni aderenti al progetto: Volterra, Colle di Val d’Elsa, Casole d’Elsa, Monteriggioni e Sovicille.

Si svolge prevalentemente in ambiente boscato, intervallato da radure e qualche coltivo a vigna o olivo, per lo più su strade forestali, qualche breve tratto asfaltato e poco trafficato, mulattiere selciate e comodi sentieri.

Il percorso consente di osservare e visitare le evidenze archeologiche etrusche della necropoli del Portone, necropoli di Dometaia, necropoli Poggio alla Fame, tumulo di Mucellena e necropoli di Malignano, collegate in modo storico e in modalità escursionistica, ipotizzando di seguire una probabile viabilità etrusca, supportata oltre che dalle evidenze archeologiche anche da vari toponimi molto vicini l’uno all’altro ed assolutamente in riga sulla ipotesi viaria.

LE TAPPE DEL PERCORSO:

  1. Volterra – Mazzolla – Dispenza di Tatti- Casole d’Elsa
  2. Casole d’Elsa – Cavallano – Dometaia – Badia a Coneo
  3. Colle di Val d’Elsa – Scarna – Strove – Abbadia a Isola (Monteriggioni)
  4. Abbadia a Isola – Mucellena – Marmoraia – Pernina
  5. Pernna- Sovicille – Malignano

Cammini e treni storici in Monferrato

Il fattore tempo è il mood del progetto “Piccole Italie”, nato per contrastare il fenomeno ormai di massa del turismo mordi e fuggi nelle città d’arte del Bel Paese.

Trekking, bicicletta, treni storici, passeggiate a cavallo, l’importante è viaggiare con lentezza. Il fattore tempo è il nuovo mood del turismo italiano, per contrastare il fenomeno ormai di massa del turismo mordi e fuggi nelle città d’arte del Bel paese.

La filosofia del turismo lento

Il concetto di turismo lento porta con sé tutta una filosofia e rende bene anche sul piano internazionale, perché tutti hanno capito la differenza tra fast food e slow food. Questo il filo conduttore del progetto Piccole Italie, che intende valorizzare i territori italiani meno conosciuti e rilanciarli in chiave sostenibile con esperienze di viaggio innovative, dai treni storici ad alta panoramicità agli itinerari culturali, i cammini, le ciclovie, i viaggi a cavallo.

Dal Romanico alla via  Francigena

Si va dai percorsi dedicati al Romanico Monferrato alle cavalcate Alfieriane, dalla via Francigena a quella del sale, dalla ciclovia Unesco alla Ven.To.

Due le proposte che Sistema Monferrato e La Nuova Provincia vi fanno in quest’ultimo appuntamento del 2018.

Rondò sui binari  del Monferrato

Per domenica 30 dicembre è stato organizzato, da Fondazione FS e da Regione Piemonte, il “Rondò sui binari del Monferrato”, un viaggio tra passato e futuro al ritmo lento del treno storico (un centoporte con locomotiva diesel d’epoca), incantati dalla magia dei luoghi e da un augurio per il nuovo anno dell’artista Antonio Catalano, presente sul treno da Torino ad Asti. Da Asti poi il treno proseguirà per Costigliole, Castagnole Lanze, Canelli, Calamandrana, Nizza Monferrato per poi tornare ad Asti e ripetere il giro due volte. Il biglietto vale l’intera giornata e consente di visitare una o due località, a seconda dell’orario di passaggio del treno.

Costruirsi il proprio percorso

Il calendario degli appuntamenti sul territorio dà a tutti la libertà di costruirsi in autonomia il proprio percorso. Dalla mostra di Chagall ad Asti, alla visita del Castello di Costigliole alla degustazione guidata di 10 diverse Barbera d’Asti docg, dai balli e canti natalizi alla degustazione di Moscato d’Asti dalla Torre del conte Ballada di Saint Robert di Castagnole delle Lanze alle visite delle Cattedrali Sotterranee di Canelli a quella del Castello di Calamandrana, per finire a quella del Campanon, la Torre simbolo della città di Nizza Monferrato. Ovunque la possibilità di fare degustazioni e pranzi in locali selezionati. A Nizza e Canelli i più piccoli potranno divertirsi con le piste di pattinaggio su ghiaccio.
Per prenotazioni e informazioni: www.fondazionefs.it nella sezione “viaggi ed eventi”.

In alternativa al treno storico, si ripropone il percorso che in assoluto ha avuto più successo nel corso del 2018, decine di migliaia le visualizzazioni sul blog di Sistema Monferrato e un pubblico di curiosi e turisti in costante crescita: è il circuito delle Big Bench del Monferrato.

Il circuito delle panchine giganti

Sono le panchine giganti, oltre cinquanta ora tra Langhe e Monferrato, collocate nei luoghi più suggestivi e panoramici delle nostre colline. I nostri consigli? Sono quattro, la prima è la big bench rosso Barbera dell’Azienda Vinicola Cascina Castlet a Costigliole in regione Castelletto: 31 ettari di vigneti, nel cuore delle colline riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
La seconda consigliata in realtà è la prima installata in Monferrato, nel 2017. Da qui puoi vedere un mare di vigneti, i boschi, i borghi e le Alpi. Si chiama “Rosso Grignolino”, la «panchinona» (alta più di due metri e lunga tre e mezzo) si trova in un punto suggestivo di Rosignano Monferrato, in cima ad una collina, nel cuore di una vigna di Grignolino dell’azienda Vicara: il posto perfetto per uno scatto da incorniciare.
L’ultima arrivata è invece quella dedicata al Ruchè e ovviamente si trova a Castagnole Monferrato. Si trova infatti sul cucuzzolo del Bricco Maijoli della Collina Sant’Eufemia (Azienda Ferraris), recentemente premiata come miglior paesaggio vitivinicolo UNESCO. L’installazione è collocata in un punto da cui si gode di un magnifico panorama che spazia su tutto il territorio del Ruchè, con un fantastico scorcio sui castelli di Montemagno e Scurzolengo.

Tutte le panchine giganti sono accessibili sette giorni su sette… giorno e notte!

Cammini religiosi al Consiglio d’Europa

A Strasburgo, presso il Consiglio d’Europa, incontro organizzato dalla missione della Santa Sede presso l’organismo europeo, in collaborazione con il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, dedicato ai percorsi culturali del Vecchio Continente

Itinerari culturali del Consiglio d’Europa”: è il titolo dell’incontro tenutosi a Strasburgo, organizzato dalla missione della Santa Sede presso l’organismo europeo, in collaborazione con il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Nel 2018 la Santa Sede ha aderito ufficialmente all’Accordo parziale allargato del Consiglio d’Europa sugli itinerari culturali siglato nel 2010.

Santiago de Compostela e gli altri cammini

L’organizzazione con sede a Strasburgo nel 1987 lanciò il programma sugli itinerari culturali, con lo scopo di certificare quelli più significativi per l’identità culturale europea. Il primo itinerario ad essere certificato è stato il cammino di Santiago de Compostela, seguito da una trentina di altri, molti dei quali hanno un chiaro riferimento religioso.

Conferenze episcopali e diplomatici

All’evento presso il Consiglio d’Europa, nell’Anno del patrimonio europeo, partecipano tra gli altri mons. Paolo Rudelli, osservatore permanente della Santa Sede a Strasburgo, e il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, oltre ai delegati di più di 15 Conferenze episcopali europee e ai membri delle delegazioni diplomatiche. Tra le relazioni in programma anche quella di don Michele Falabretti, responsabile del Servizio di pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, che ha sottolineato come l’iniziativa “intende far emergere il valore della trama che le strade e i cammini disegnano sulla cartina dell’Europa, ma che poi diventa la trama di relazioni che si costituiscono e di una spiritualità che nel tempo continua”.

Le radici europee

Una spiritualità che riscopre le radici del Continente europeo. “Non possiamo dimenticare – aggiunge don Falabrettiche la cultura in Europa è stata tracciata e segnata fondamentalmente dalle strade della fede, dei pellegrinaggi, oltre che ovviamente da quelli commerciali. Però le strade e i pellegrinaggi dicono di una radice che appunto è profonda e va lontana nel tempo”.

I Cammini in Italia

L’intervento ai lavori del responsabile del Servizio di pastorale giovanile della Cei è dedicato a: “I cammini 2018”, intrapresi nei mesi precedenti il Sinodo dedicato ai giovani: “La scorsa estate noi, come Chiesa italiana, abbiamo chiesto alle diocesi di organizzare cammini e ne sono stati organizzati circa 90, perché le diocesi si sono un po’ raggruppate, messe insieme. Da nord a sud, santuari, luoghi di spiritualità e di cultura diversi sono diventati le mete dei cammini dei giovani. Per esempio, le diocesi di Udine, Gorizia e Trieste sono riuscite ad organizzare un percorso che partisse dal tema della Prima Guerra Mondiale – quindi ha attraversato i luoghi teatro del conflitto che si è chiuso 100 anni fa – per arrivare a fare la catechesi nella Basilica patriarcale di Aquileia, recuperando i mosaici costantiniani. La Calabria – prosegue don Falabretti – ha unito Serra San Bruno con San Francesco di Paola. La Sicilia ha riscoperto un’antica tradizione che ricorda Santa Rosalia, che sembra sia partita da Agrigento e poi sia arrivata a Palermo”.

Possibilità e significati

Tali cammini “sono stati una prima esperienza vissuta così in Italia, in modo così diffuso sul territorio”. Ora se ne parla al Consiglio d’Europa “perché questa esperienza ha fatto emergere alcune possibilità e significati: l’incontro tra le persone e la vita di fede; la possibilità di forme pastorali nuove; il tema dell’ascolto e dell’accompagnamento delle persone”. “Il cammino è stato in Italia la possibilità di leggere, riscoprire le radici del territorio. E quindi i ragazzi hanno preso contatto con luoghi che abitano tutti i giorni ma che non sono mai stati capaci di vedere in quel modo, perché il cammino richiede lentezza, calma, capacità di avere uno sguardo attorno a sé che è diverso”.

La Tomba di Pietro

Anche il recente Sinodo ha avuto uno dei suoi momenti importanti nel pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro: “Tutti i cammini che sono stati organizzati quest’estate – prosegue il rappresentante della Cei – hanno avuto come destinazione finale la Tomba di Pietro. Il significato è stato interessante. Non abbiamo bisogno di annullare le differenze: abbiamo mantenuto l’idea dell’originalità dei propri territori e nello stesso tempo però abbiamo cercato di dimostrare che l’arrivo alla Tomba di Pietro, con la Messa finale, era la destinazione naturale di chi condivide la stessa fede. Quindi lo stesso cammino non significa percorrere esattamente le stesse strade: si possono fare strade diverse e sentirsi uniti nello stesso cammino. Questo era il messaggio e il significato che il Sinodo e l’esperienza della scorsa estate hanno cercato di mostrare”.

Interventi del cardinale Bagnasco e di mons. Rudelli

Di un “turismo più autentico” parla il cardinale Bagnasco nel suo intervento, evocando un “incontro tra culture e tra popoli”, “un assaggio della grande diversità e insieme della sinfonia della cultura europea”: si tratta di “un elemento assolutamente centrale per la costruzione del progetto di integrazione europea”, perché l’Europa “è una comunità costituita da popoli e culture variegate, eppure legate da una storia condivisa, nella quale il cristianesimo ha giocato un ruolo decisivo”.
Essa è di fatto una “comunità di destino” e il futuro della sua integrazione “passa necessariamente dalla capacità di mettere in dialogo, in forma creativa e aperta al futuro, le culture che la compongono”.
La convinzione della Santa Sede d’altra parte, ricorda mons. Rudelli, è che “il processo di integrazione europea trovi un luogo essenziale di realizzazione nel dialogo, nella sinfonia tra le diverse culture che costituiscono l’identità dei nostri popoli”.


Tratto da Vatican News

La via dei Sassi, da Bari a Matera

“La via dei Sassi” è un libro di Andrea Mattei per Ediciclo editore che racconta i percorsi da Bari a Matera, attraversando gli splendidi paesaggi dell’ambiente selvaggio delle Murge. Ne pubblichiamo l’introduzione.

Un dedalo di sentieri invisibili. Un reticolo misterioso che gli europei chiamano Piste del Sogno o Vie dei Canti, e gli aborigeni Orme degli Antenati o Via della Legge. È il tessuto connettivo dell’Australia narrato da Bruce Chatwin, l’antico intreccio di cammini che copre tutto il continente australe. Secondo i miti aborigeni sulla creazione, fu percorso nell’epoca ancestrale del dreamtime da creature totemiche che, cantando il nome di ogni cosa – uccelli, animali, piante, rocce, pozzi – col loro canto fecero esistere il mondo.

Hai tre direttrici come opzioni percorribili a piedi quando ti trovi a Bari – ché il mare non è fatto per noi viandanti. Puoi risalire il filo di costa verso le scogliere del Gargano o puntare in basso alla scoperta delle bianche spiagge del Salento. Ma è la terza opzione la più affascinante e misteriosa, perché via sconosciuta e tutta da svelare: voltar le spalle all’Adriatico e guardare con decisione di fronte a te, a quel gradino carsico che, parallelo, si staglia all’orizzonte e che apre le porte a un mondo antico, un ambiente selvaggio che si innalza sopra le mete tradizionali e più scontate del turismo di massa.

Partire dalla Basilica di San Nicola e raggiungere Matera a piedi in sette giorni è la tua strada, un viaggio nel cuore della Puglia più vera che poi si fa Basilicata, in un territorio ancora in gran parte incontaminato. Ancestrale anch’esso, così legato ai suoi miti, ad antichissime tradizioni e rituali consolidati. “Anzitutto la Puglia è un’espressione archeologica. La nostra vita fu” scriveva Tommaso Fiore. La Murgia è “una Puglia non letteraria, non retorica, del tutto ignorata, desolata, tetra, respingente, disperata, da tutti per calcolo e per viltà trascurata“.
C’è appunto la Murgia trascurata da attraversare. O, meglio, le Murge, terre dalle mille facce e le infinite sfumature, da ambienti variegati che si susseguono tra boschi secolari e steppe sconfinate e (solo apparentemente) desolate, dai colori e profili che cambiano radicalmente a ogni stagione: “A primavera i terreni meno magri diventano enormi riquadri verdi, tra cui arde qualche fiammata della senape in fiore, e il piano si riaccende tutto del giallo di narcisi, del rosso di papaveri selvatici, del bianco di ombrelline”.

Terre di incontri sorprendenti, con animali e piante sconosciute, con storie e tradizioni fantastiche, e soprattutto con genti che dell’ospitalità hanno fatto il loro tratto distintivo. Un’accoglienza fuori tempo e fuori moda che, forse, nasce dall’orgoglio del proprio territorio, dalle radici che – come quelle dell’ulivo che qui è di casa – sono capaci di penetrare nelle profondità carsiche più remote, in cerca di linfa e nutrimento.

La Via Peuceta del Cammino Materano fa questa strada: centosessanta chilometri o giù di lì che si srotolano in lieve ascesa tra città antichissime e altipiani selvaggi, Altamura, Gravina e infine Matera, chiese rupestri e abitati ipogei, soprattutto vicende famose e inaspettate, perché questa è terra di personaggi storici entrati nell’identità popolare e di leggende narrate a ogni passo, miti, magie e misteri, imperatori adorati e scomunicati e santi inventati di sana pianta, briganti e contadini, lupi e dinosauri, balene e cinghiali, tutto perennemente in bilico tra preistoria e contemporaneità.

E c’è una base su cui tutto questo poggia, uno zoccolo duro che tiene insieme questi mondi e queste genti, duro come pietra, appunto. È la “scabrosità del calcare” – per dirla ancora con Fiore -, perché di calcarenite è fatto il suolo che calpesti, roccia sotto i piedi e davanti agli occhi, che emerge dal terreno per farsi case, grotte, muri a secco e… fede. Le Orme degli Antenati sono impresse nel calcare, le Piste del Sogno attraversano le Murge, perché in fondo, come le Vie dei Canti degli aborigeni, le Vie dei Sassi sono – qui – elemento comune e unificante di tradizioni culturali, e mappa invisibile del territorio, conoscenza iniziatica e segreta tramandata di generazione in generazione. Identità.

di Andrea Mattei
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