Appennino

Ecco il tracciato della Ciclovia dell’Appennino

Ecco il tracciato della Ciclovia Appenninica, che nei prossimi mesi sarà revisionato dalle Regioni, che poi apporranno la segnaletica.

Nel frattempo, i bellissimi paesaggi dell’Appennino si possono attraversare lentamente, a piedi e in bicicletta, attraverso le numerose strade secondarie a basso scorrimento, alla scoperta di panorami mozzafiato, borghi, parchi, riserve naturali e tante altre straordinarie eccellenze!

La Transiberiana d’Italia ora parte da Roma: tra i borghi innevati su vagoni retrò

Dal 23 febbraio 2019, il sabato si partirà da Roma Termini per un week-end tra le bellezze del parco della Majella e dell’Appennino

Interni in legno dal sapore retrò, sedili in velluto e grandi finestrini per godere dello spettacolo della natura abruzzese e dei magici borghi innevati. Si tratta del Treno della Neve che, ora, offre una piacevole novità, frutto dell’impegno di Ferrovie dello Stato, Fondazione Fs e Associazione Le Rotaie: a partire da sabato 23 febbraio 2019, ogni weekend partirà da Roma Termini alle ore 10.00.

Il magico percorso è chiamato “Transiberiana d’Italia” perché d’inverno la neve cade spesso sulle rotaie della tratta e il paesaggio circostante appare completamente innevato, tanto da dare l’illusione di trovarsi sulla ferrovia che collega Mosca a Vladivostok.

Dunque, un viaggio in vagoni anni Trenta e Quaranta ammirando bellezze naturali e borghi del parco della Majella e dell’Appennino. Nel nuovo percorso non si arriverà fino a Isernia (in Molise) ma si giungerà comunque a quota 1268 metri nei pressi di Rivisondoli e Pescocostanzo, tipica tappa degli amanti dello sci e degli sport invernali, con questo percorso: dopo Tivoli e Avezzano, si giunge a Sulmona e lì si fa sosta per una nottata; il giorno seguente, dopo la colazione, il viaggio riprende alle 8:45, toccando Campo di Giove, Palena, Rivisondoli / Pescocostanzo e Roccaraso alle 11:35. Si può scendere ovunque si desideri.
Il ritorno è previsto dal capolinea alle ore 16:40. Prevista un’altra sosta a Sulmona della durata di un’ora e mezza circa, per poi affrontare il rientro a Roma, previsto per le 22:05 senza alcun cambio.

I biglietti da Roma a Sulmona andata e ritorno costano 40 euro in prima classe e 30 euro in seconda classe. Per i ragazzi fino ai 12 anni il costo è di 20 euro in prima classe e 15 euro in seconda.
Il viaggio da Sulmona a Roccaraso di andata e ritorno costa 28 euro per gli adulti e 14 euro per i ragazzi.

Riaperta l’antica Via Orvietana

Conclusi i lavori che hanno consentito la riapertura di un tratto chiuso dell’antica via che collegava da prima del Medio Evo, Perugia con Orvieto.

Nei giorni scorsi l’Agenzia Forestale Regionale ha terminato i lavori di riapertura del tratto Filatello della antica Via Orvietana. Su sollecitazione del Comune di San Venanzo, l’Agenzia ha messo nel suo programma annuale questa importante opera, che consente finalmente la percorrenza totale del tratto sanvenanzese della Via Orvietana, che fin da prima del Medio Evo collegava Perugia con Orvieto.

Ora la rete di percorsi antichi (presente sul sito visitsanvenanzo.it/percorsi) è quasi totalmente transitabile e, grazie ai lavori terminati, sarà addirittura possibile incrementare le proposte di trekking a piedi, in bici e a cavallo di altri anelli, in aggiunta ai 280 km già individuati.

Soddisfatto il Sindaco, Marsilio Marinelli: “L’individuazione di nuovi servizi diretti a potenziare le offerte turistiche per il Monte Peglia non si è fermata con le azioni fin qui messe in campo. Vogliamo continuare su questa strada, nella convinzione che questo territorio ha in sé caratteristiche che possono essere appetibili per una utenza nord-europea che non si accontenta più delle mete tradizionali, che vuole fare vacanze en plein air in zone meno conosciute per scoprire orizzonti e mete diverse, ma non per questo meno valide”.

Il Comune ha infine intenzione di coinvolgere le Associazioni presenti sull’intero territorio comunale nella realizzazione di una vera e propria Giornata per festeggiare la riappropriazione da parte della comunità locale, di un bene di alto valore culturale e storico finora dimenticato.

Sui tratturi, dalla Piana di Navelli a Bussi sul Tirino

Sulle tracce di pecore, pastori, pellegrini e viandanti lungo il Tratturo Regio, che potrà accompagnarti a lungo con splendidi panorami infiniti su un territorio incredibilmente denso di memorie storiche e di architetture testimoni dei secoli di grande potenza economica.

Le greggi scendevano dai pascoli montani e si radunavano attorno alla chiesa di S. Maria di Cinturelli, nella Piana di Navelli in territorio di Caporciano. Quando deciderai di partire, a piedi, in bicicletta o a cavallo, muoverai da qui, dallo stesso luogo in cui il Tratturo Magno proveniente da L’Aquila piega per risalire la montagna e svalicare a Forca di Penne, in direzione dell’Adriatico. Seguendo questo itinerario, invece, dirigerai a sud-est, salendo sul Monte Castellone per poi percorrerete tutta la lunghezza della sommità della Serra di Navelli.

E’ questo il percorso del Tratturo Cinturelli-Montesecco, che attraversa i territori dei Comuni aquilani di Caporciano, Navelli e Collepietro per poi scendere in provincia di Pescara a Bussi sul Tirino e proseguire per 120 km fino a Montesecco, nei pressi di Chieuti, in provincia di Foggia, dove incontra nuovamente il Tratturo Magno.

Il Cinturelli – Montesecco si distacca del Tratturo Magno (L’Aquila- Foggia) presso la chiesa di Santa Maria di Cinturelli, nei territori del comune di Caporciano (Aq), e vi si riunisce in località Montesecco, poco dopo il confine col Molise, a 4,5 km dalla città di Chieuti in provincia di Foggia.
Il percorso illustrato (quello a piedi, tracciato rosso sulla mappa).è il primo segmento del Cinturelli- Montesecco: attraversa i territori di CivitaretengaNavelli e Collepietro nella provincia aquilana, e arriva nel paese di Bussi, in provincia di Pescara.

PRIMA TAPPA

Il tratturo ha orogine nei pressi della chiesa di Santa Maria di Cinturelli in territorio del Comune di Caporciano. È possibile raggiungere la chiesa tratturale dalla SS 17: da L’Aquila (direzione Pescara), una volta superato San Pio delle Camere, seguite le indicazioni su strada che vi porteranno alla chiesa.
Dalla chiesa di Santa Maria di Cinturelli riprendete in direzione della SS 17, il sentiero che vi ha condotto dritto all’ingresso della chiesa. Dopo 200 m, giunti al bivio, voltate a sinistra e proseguite lungo il sentiero parallelo alla SS 17, che vedete alla vostra destra.
Dopo circa 180 m, giunti a un nuovo bivio, scorgerete, alla vostra destra, riparati da una tettoia, i resti archeologici relativi a una necropoli vestina. Da qui, continuate a camminare dritto lungo il tracciato per circa 1,6 km arrivando all’inizio della curva di una piccola stradina di campagna, stretta e asfaltata. Lasciate quindi alle vostre spalle rispettivamente: un terreno coltivato ad alberi alla vostra sinistra; l’antica casa cantoniera, alla vostra destra; e un bivio che attraversate senza fare deviazioni e seguendo la marcatura (RT rosso). A un certo punto della curva, voltate leggermente a sinistra, e superate il canale. Quindi continuate a camminare lungo la stradina in direzione delle due stalle che vedete davanti a voi verso nord-est e, dopo circa 120 m, voltate a sinistra e subito a destra, seguendo la marcatura. Proseguite lungo la stradina ai bordi dei campi arati, e continuate a mezza costa lungo le pendici di Monte Castellone, lasciandovi alle spalle sulla destra il capannone rurale.
Dopo circa 450 m, superata la stalla, cominciate ad addentrarvi tra i ginepri, dove il bosco si fa più fitto, seguite attentamente la marcatura nel bosco per altri 450 m, fino a scorgere alla vostra destra un antico vigneto.
A questo punto risalite il tracciato superando il vigneto e, poco più in basso, un noccioleto e dei campi coltivati a zafferano. Voltandovi per un istante, potrete ammirare dall’alto il paesaggio della piana, fatto di campi coltivati e tracce di percorsi e insediamenti millenari. In basso, direzione sud-est, si scorge la graziosa chiesa della Madonna delle Grazie, solitaria e dal carattere tipicamente campestre.
Risalite il lieve pendio seguendo attentamente la marcatura e il leggero tracciato che, dopo pochi metri, si fa pietroso. Proseguite sempre a mezza costa e seguite attentamente la marcatura. Continuate a risalire leggermente sulla sinistra seguendo una magnifica scala naturale fatta di roccioni affioranti, quindi proseguite
risalendo la collina. Seguendo la marcatura, attraversate la linea elettrica, mantenendo alla vostra destra la recinzione di un terreno privato e poi lasciandovela alle spalle, e raggiungete il ciglio della strada asfaltata. Attraversate la strada e risalite il pendio seguendo la marcatura in direzione di alcuni ginepri: da qui potrete scorgere il cippo tratturale n. 19. Dal cippo voltate a destra, e dopo circa 60 m, potete incontrarne un altro, il n. 21 bis. Se da questo vi voltate indietro a guardare il sentiero finora percorso, alla vostra destra potrete scorgere un interessante complesso di grotte, un tempo probabile ricovero pastorale. Poco più avanti, a circa 50 m, scorgerete il cippo tratturale n. 21, più antico del precedente; voltando lo sguardo a nord si scorgono tracce di muri a secco, testimonianza dell’uso antico del tracciato.
Dal cippo, levate lo sguardo a oriente e individuate, sulla sommità della collina, un ripetitore e, a destra, la casetta dell’acquedotto: risalite quindi la collina in direzione della casetta, tenendo come punto di riferimento la recinzione di una tartufaia che lascerete alla vostra sinistra fino ad arrivare, seguendo con lo sguardo la linea elettrica, alla sommità del colle.
Costeggiate quindi la recinzione della casetta fino alla croce (dedicata da Giuseppe Di Marco alla memoria dei genitori Antonio e Maria, nel 2000). Dalla croce scendete lungo il sentiero sulla sinistra, seguendo la marcatura: dopo pochi passi, voltando al primo bivio a destra, e percorrendo la stradina fino all’albero in fondo, potete ammirare il cippo tratturale n. 26 e, guardando a est, un altro cippo di fattura più antica. Tornate sul sentiero principale da cui avete deviato, e proseguite avanti fino a raggiungere un nuovo bivio: non prendete nessuno dei due sentieri ma seguite la marcatura che vi porta sulla collina davanti a voi, dalla vegetazione rada costituita da ginepri.
Seguendo la marcatura, riscendete il pendio mantenendo come vostra direzione il sentiero erboso in diagonale che risale a mezza costa la montagna davanti a voi.
Scendete quindi a valle attraversando un magnifico paesaggio di pietroni affioranti su cui potete seguire la marcatura fino a raggiungere un tracciato che vi conduce a valle, sul sentiero erboso prima citato. Giunti su questo sentiero, voltate a sinistra e risalite per alcuni metri il tracciato fino a voltare a destra sul punto segnato da un vecchio tronco d’albero tagliato. Quindi attraversate l’antica recinzione del rimboschimento e percorrete longitudinalmente il versante della montagna, tenendo la strada asfaltata in basso a destra come vostro punto di riferimento. Attraversate quindi il rimboschimento seguendo attentamente la marcatura per poi ridiscendere sulla destra seguendo un
ghiaione. Procedete con cautela ai suoi margini, quindi voltate a sinistra seguendo a mezza costa i margini alti della strada asfaltata, e raggiungete il cippo tratturale n. 29.
Dal cippo, osservate dall’alto la piana tra Civitaretenga e Navelli, dove un tempo sorse la città vestina di Incerulae e dove ora posa la chiesa di Santa Maria in Cerulische potete vedere in fondo alla piana, in direzione sud-est. Ridiscendete sulla strada asfaltata in basso, e voltate a sinistra. Dopo 90 m voltate sul sentiero sterrato alla vostra destra e ridiscendete il tracciato fino a raggiungere la strada asfaltata.
Raggiunta la strada asfaltata, voltate a sinistra e proseguite per circa un centinaio di metri, quindi, fatta la curva a destra, immettetevi sulla stradina asfaltata a sinistra seguendo la marcatura. Proseguite per circa 700 m lungo la stradina attraversando i campi coltivati fino a raggiungere un bivio: alla vostra sinistra monte Asprino, alla vostra destra monte San Nicola. All’altezza di questo bivio, sulla vostra destra, scorgete il cippo tratturale n. 34. Proseguite a sinistra camminando fino a fondo valle e a raggiungere la SS 17. Attraversatela con cautela e riprendete il sentiero che è proprio davanti a voi, a fianco della linea elettrica. Quindi percorrete il breve tratto di sentiero, attraversate nuovamente con cautela la strada asfaltata e raggiungete sul pianoro in alto il palo della linea elettrica dove scorgete il cippo tratturale n. 38 bis. Da qui, verso nord, osservate la chiesetta di Cona di Croce; a pochi metri davanti a voi, in direzione est, il cippo tratturale n. 38 di fattura più antica.

SECONDA TAPPA

Siete alle pendici della Serra di Navelli: dal cippo tratturale più antico voltate leggermente a sinistra in direzione di una macchia di ginepri, quindi cominciate a risalire il pendio seguendo la marcatura, tenendovi alla sinistra della macchia. Il percorso si fa pietroso; a questo punto, seguite attentamente la marcatura, ma anche, più avanti, resti di ginepri bruciati e macchie di ginepro, fino a risalire la sommità occidentale più bassa della Serra di Navelli, in quota 821 m slm. Qui scorgerete due cippi tratturali, n. 39 bis e n. 39.
Proseguite in direzione della sommità più alta della Serra di Navelli (nord-est), seguendo la vallecola davanti a voi e raggiungendo i pali di una linea elettrica. Da questi, seguendo la marcatura e voltando lievemente a sinistra,
risalite il costone della Serra di Navelli: il paesaggio si fa affascinante e archetipico. Continuando a risalire la montagna, seguite attentamente la marcatura e, costeggiata una macchia alla vostra destra, incontrerete un nuovo cippo tratturale, il cui numero è difficilmente identificabile. Passate attraverso un antico villaggio fatto di tholos dirute, testimonianza diretta dell’esistenza di una civiltà pastorale nomade che ha abitato lungo il tratturo per millenni.
Continuate a seguire attentamente la marcatura e risalite la montagna fino ad arrivare sulla sommità più orientale della Serra di Navelli in quota 964 m slm. Da qui procedete longitudinalmente verso est lungo la cresta della montagna, fino a scorgere una piccola piramide di pietre a secco.
Dalla piramide, proseguendo in direzione sud-est lungo il crinale della montagna, scorgerete il borgo di Collepietro e il sentiero in fondo a valle che conduce a esso.
Intorno a voi un paesaggio mozzafiato: a nord la catena del Gran Sasso con il suo Corno Grande, monte Prena e monte Camicia che si stagliano all’orizzonte; a est/sud-est la Majella; a sud-ovest il Sirente Velino. Siete nel cuore antico e selvaggio d’Italia, circondati da tre parchi naturali costellati da borghi e castelli, e insediamenti umani millenari.
Camminate quindi lungo il crinale della Serra per 1,8 km circa, mantenendo come punto di riferimento ideale il borgo di Collepietro e il sentiero che si scorge a oriente. Attraversate quindi i resti di ginepri incendiati e un magnifico giardino di pietre, fino a ridiscendere il crinale raggiungendo il sentiero a valle. Arrivati sul tracciato vedrete la palina di segnalazione del metanodotto a indicarvi il punto esatto dove svoltare: a destra, in direzione sudest, risalendo il sentiero che conduce verso il borgo di Collepietro.
Proseguite per 1,7 km, fino ad arrivare sulla strada asfaltata, e camminate riscendendo verso il paese. Dopo tre tornanti, arrivate in un piccolo piazzale di accesso a case private alla vostra destra, quindi girate a sinistra e proseguite costeggiando alla vostra destra il campo di calcio del paese.
Dal campo risalite a destra, proseguite dritti in mezzo alla piazza del paese (piazza Sacro Cuore), quindi in direzione di via del Cimitero; voltate a sinistra su stradina asfaltata che dopo alcuni metri si fa sterrata e proseguite fino ad arrivare alla chiesetta della Madonna del Buon Consiglio.
Dalla chiesetta, prendete a sinistra il sentiero, e proseguite fino a valle senza deviazioni raggiungendo le mura esterne del cimitero.
Arrivati al piazzale in cemento di fronte al cimitero, proseguite lungo il sentiero sterrato che costeggia sul lato destro (verso sud) il camposanto e, dopo una sessantina di metri, voltate a destra, risalendo la collina: da qui, soffermatevi un istante a osservare il paesaggio davanti a voi scendete poi con attenzione perché il tracciato è rovinato dal passaggio di moto fuoristrada.
Scendendo il crinale lungo il tracciato, superate il primo sentiero che lo attraversa e proseguite dritti continuando sulla stessa traccia per 200 m. Risalite lievemente e raggiungete un sentiero più marcato. Quindi voltate a sinistra seguendo la marcatura. Seguite il sentiero pedonale per circa 600 m fino a raggiungere un bivio dove noterete una segnaletica in legno. Da qui, il tratturo prosegue sulla sinistra fino a ridiscendere per un piccolo sentiero molto scosceso, dove raccomandiamo di fare attenzione. Per i meno avventurosi è consigliato proseguire sul sentiero di destra, seguendo l’indicazione “fonte romana” o “San Benedetto in Perillis”, sul palo di legno. Quindi seguite comodamente la traccia per bici e cavalli che ridiscende verso Bussi passando per un sentiero ben tracciato (per approfondimenti vedere traccia mountain bike e cavalli sulla mappa). Per chi invece ha deciso di restare sul tratturo: al bivio con il palo di legno, prendete a sinistra seguendo la marcatura del Regio tratturo per altri 270 m, fino a riprendere la linea del metanodotto, indicata dalla prima palina di segnalazione gialla che vedete a monte del sentiero, che ridiscende bruscamente sulla sinistra. Proseguite con particolare cautela in quanto il tracciato pietroso è molto sdrucciolevole e ripido. Cercate di passare su pietroni grandi, che sostengono meglio il vostro peso in discesa o, quando potete, passate ai margini del tracciato.
Proseguite senza deviazioni per circa 2 km lungo questa valle, fino ad attraversare “Valle Parata”, tra Monte Parata (a sinistra), e Monte Cornacchia (a destra).
Giunti al bivio vicino al quale vi è un palo della linea elettrica, voltate a sinistra seguendo la marcatura e proseguite dritti fino a raggiungere la suggestiva chiesa di Santa Maria di Cartignano in località Bussi.


Tratto dal progetto “Vie e Civiltà della Transumanza Patrimonio dell’Umanità“, cofinanziato dal Programma di Sviluppo Rurale della Regione Abruzzo 2007-2013, Fondo FEASR, Asse 4 – Leader, PSL – Misura 4.2.2.1.
(c) photo credits:  Corrado De Sanctis

Verso l’istituzione della Ciclo-Via Appenninica

Il progetto Appennino Bike Tour, il Giro dell’Italia che non ti aspetti – ideato dal Ministero dell’AmbienteVivi Appennino e Confcommercio Ascom – porterà a mappare e apporre la segnaletica di un percorso che attraversa il Paese da Nord a Sud (e viceversa), verso la realizzazione della più grande Ciclo-Via d’Italia lungo le strade secondarie dell’Appennino.

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Con il Cammino naturale dei Parchi, l’ambiente è sviluppo

L’idea del Cammino Naturale dei Parchi nasce nel 2016, parallelamente alla proclamazione dell’Anno nazionale dei Cammini da parte del Ministero dei Beni Culturali ed a quella del Giubileo Straordinario della Misericordia, con l’intento di creare un percorso opposto rispetto a quelli ai quali siamo abituati: non giunge a Roma ma esce dalla Città eterna – da sempre meta di pellegrini e di turisti – attraversa fondi valle storici e si dirige verso alcune piccole grandi meraviglie del nostro Paese, nascoste tra i boschi dei nostri monti e quindi spesso sconosciute.

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14 cammini alla scoperta dell’Emilia Romagna

Oltre 2000 km tra storia, cultura, prodotti e bellezze dell’Emilia Romagna. Un progetto per valorizzare ancora di più i 14 cammini che attraversano la regione, meta di appassionati camminatori ed avventurieri. Zaino in spalla per un viaggio sicuramente green!
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Alta Via dei Parchi: in Cammino verso l’Appennino

L’Alta Via dei Parchi è un itinerario da percorrere a piedi lungo l’Appennino fra l’Emilia-Romagna, la Toscana e le Marche: attraversa due Parchi nazionali, cinque regionali e uno interregionale, consentendo di scoprire i paesaggi, le emozioni e i segreti che le montagne custodiscono per offrirle al viandante. L’itinerario è lungo circa 500 chilometri ed è suddiviso in 27 tappe.

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