Sui tratturi, dalla Piana di Navelli a Bussi sul Tirino

Sulle tracce di pecore, pastori, pellegrini e viandanti lungo il Tratturo Regio, che potrà accompagnarti a lungo con splendidi panorami infiniti su un territorio incredibilmente denso di memorie storiche e di architetture testimoni dei secoli di grande potenza economica.

Le greggi scendevano dai pascoli montani e si radunavano attorno alla chiesa di S. Maria di Cinturelli, nella Piana di Navelli in territorio di Caporciano. Quando deciderai di partire, a piedi, in bicicletta o a cavallo, muoverai da qui, dallo stesso luogo in cui il Tratturo Magno proveniente da L’Aquila piega per risalire la montagna e svalicare a Forca di Penne, in direzione dell’Adriatico. Seguendo questo itinerario, invece, dirigerai a sud-est, salendo sul Monte Castellone per poi percorrerete tutta la lunghezza della sommità della Serra di Navelli.

E’ questo il percorso del Tratturo Cinturelli-Montesecco, che attraversa i territori dei Comuni aquilani di Caporciano, Navelli e Collepietro per poi scendere in provincia di Pescara a Bussi sul Tirino e proseguire per 120 km fino a Montesecco, nei pressi di Chieuti, in provincia di Foggia, dove incontra nuovamente il Tratturo Magno.

Il Cinturelli – Montesecco si distacca del Tratturo Magno (L’Aquila- Foggia) presso la chiesa di Santa Maria di Cinturelli, nei territori del comune di Caporciano (Aq), e vi si riunisce in località Montesecco, poco dopo il confine col Molise, a 4,5 km dalla città di Chieuti in provincia di Foggia.
Il percorso illustrato (quello a piedi, tracciato rosso sulla mappa).è il primo segmento del Cinturelli- Montesecco: attraversa i territori di CivitaretengaNavelli e Collepietro nella provincia aquilana, e arriva nel paese di Bussi, in provincia di Pescara.

PRIMA TAPPA

Il tratturo ha orogine nei pressi della chiesa di Santa Maria di Cinturelli in territorio del Comune di Caporciano. È possibile raggiungere la chiesa tratturale dalla SS 17: da L’Aquila (direzione Pescara), una volta superato San Pio delle Camere, seguite le indicazioni su strada che vi porteranno alla chiesa.
Dalla chiesa di Santa Maria di Cinturelli riprendete in direzione della SS 17, il sentiero che vi ha condotto dritto all’ingresso della chiesa. Dopo 200 m, giunti al bivio, voltate a sinistra e proseguite lungo il sentiero parallelo alla SS 17, che vedete alla vostra destra.
Dopo circa 180 m, giunti a un nuovo bivio, scorgerete, alla vostra destra, riparati da una tettoia, i resti archeologici relativi a una necropoli vestina. Da qui, continuate a camminare dritto lungo il tracciato per circa 1,6 km arrivando all’inizio della curva di una piccola stradina di campagna, stretta e asfaltata. Lasciate quindi alle vostre spalle rispettivamente: un terreno coltivato ad alberi alla vostra sinistra; l’antica casa cantoniera, alla vostra destra; e un bivio che attraversate senza fare deviazioni e seguendo la marcatura (RT rosso). A un certo punto della curva, voltate leggermente a sinistra, e superate il canale. Quindi continuate a camminare lungo la stradina in direzione delle due stalle che vedete davanti a voi verso nord-est e, dopo circa 120 m, voltate a sinistra e subito a destra, seguendo la marcatura. Proseguite lungo la stradina ai bordi dei campi arati, e continuate a mezza costa lungo le pendici di Monte Castellone, lasciandovi alle spalle sulla destra il capannone rurale.
Dopo circa 450 m, superata la stalla, cominciate ad addentrarvi tra i ginepri, dove il bosco si fa più fitto, seguite attentamente la marcatura nel bosco per altri 450 m, fino a scorgere alla vostra destra un antico vigneto.
A questo punto risalite il tracciato superando il vigneto e, poco più in basso, un noccioleto e dei campi coltivati a zafferano. Voltandovi per un istante, potrete ammirare dall’alto il paesaggio della piana, fatto di campi coltivati e tracce di percorsi e insediamenti millenari. In basso, direzione sud-est, si scorge la graziosa chiesa della Madonna delle Grazie, solitaria e dal carattere tipicamente campestre.
Risalite il lieve pendio seguendo attentamente la marcatura e il leggero tracciato che, dopo pochi metri, si fa pietroso. Proseguite sempre a mezza costa e seguite attentamente la marcatura. Continuate a risalire leggermente sulla sinistra seguendo una magnifica scala naturale fatta di roccioni affioranti, quindi proseguite
risalendo la collina. Seguendo la marcatura, attraversate la linea elettrica, mantenendo alla vostra destra la recinzione di un terreno privato e poi lasciandovela alle spalle, e raggiungete il ciglio della strada asfaltata. Attraversate la strada e risalite il pendio seguendo la marcatura in direzione di alcuni ginepri: da qui potrete scorgere il cippo tratturale n. 19. Dal cippo voltate a destra, e dopo circa 60 m, potete incontrarne un altro, il n. 21 bis. Se da questo vi voltate indietro a guardare il sentiero finora percorso, alla vostra destra potrete scorgere un interessante complesso di grotte, un tempo probabile ricovero pastorale. Poco più avanti, a circa 50 m, scorgerete il cippo tratturale n. 21, più antico del precedente; voltando lo sguardo a nord si scorgono tracce di muri a secco, testimonianza dell’uso antico del tracciato.
Dal cippo, levate lo sguardo a oriente e individuate, sulla sommità della collina, un ripetitore e, a destra, la casetta dell’acquedotto: risalite quindi la collina in direzione della casetta, tenendo come punto di riferimento la recinzione di una tartufaia che lascerete alla vostra sinistra fino ad arrivare, seguendo con lo sguardo la linea elettrica, alla sommità del colle.
Costeggiate quindi la recinzione della casetta fino alla croce (dedicata da Giuseppe Di Marco alla memoria dei genitori Antonio e Maria, nel 2000). Dalla croce scendete lungo il sentiero sulla sinistra, seguendo la marcatura: dopo pochi passi, voltando al primo bivio a destra, e percorrendo la stradina fino all’albero in fondo, potete ammirare il cippo tratturale n. 26 e, guardando a est, un altro cippo di fattura più antica. Tornate sul sentiero principale da cui avete deviato, e proseguite avanti fino a raggiungere un nuovo bivio: non prendete nessuno dei due sentieri ma seguite la marcatura che vi porta sulla collina davanti a voi, dalla vegetazione rada costituita da ginepri.
Seguendo la marcatura, riscendete il pendio mantenendo come vostra direzione il sentiero erboso in diagonale che risale a mezza costa la montagna davanti a voi.
Scendete quindi a valle attraversando un magnifico paesaggio di pietroni affioranti su cui potete seguire la marcatura fino a raggiungere un tracciato che vi conduce a valle, sul sentiero erboso prima citato. Giunti su questo sentiero, voltate a sinistra e risalite per alcuni metri il tracciato fino a voltare a destra sul punto segnato da un vecchio tronco d’albero tagliato. Quindi attraversate l’antica recinzione del rimboschimento e percorrete longitudinalmente il versante della montagna, tenendo la strada asfaltata in basso a destra come vostro punto di riferimento. Attraversate quindi il rimboschimento seguendo attentamente la marcatura per poi ridiscendere sulla destra seguendo un
ghiaione. Procedete con cautela ai suoi margini, quindi voltate a sinistra seguendo a mezza costa i margini alti della strada asfaltata, e raggiungete il cippo tratturale n. 29.
Dal cippo, osservate dall’alto la piana tra Civitaretenga e Navelli, dove un tempo sorse la città vestina di Incerulae e dove ora posa la chiesa di Santa Maria in Cerulische potete vedere in fondo alla piana, in direzione sud-est. Ridiscendete sulla strada asfaltata in basso, e voltate a sinistra. Dopo 90 m voltate sul sentiero sterrato alla vostra destra e ridiscendete il tracciato fino a raggiungere la strada asfaltata.
Raggiunta la strada asfaltata, voltate a sinistra e proseguite per circa un centinaio di metri, quindi, fatta la curva a destra, immettetevi sulla stradina asfaltata a sinistra seguendo la marcatura. Proseguite per circa 700 m lungo la stradina attraversando i campi coltivati fino a raggiungere un bivio: alla vostra sinistra monte Asprino, alla vostra destra monte San Nicola. All’altezza di questo bivio, sulla vostra destra, scorgete il cippo tratturale n. 34. Proseguite a sinistra camminando fino a fondo valle e a raggiungere la SS 17. Attraversatela con cautela e riprendete il sentiero che è proprio davanti a voi, a fianco della linea elettrica. Quindi percorrete il breve tratto di sentiero, attraversate nuovamente con cautela la strada asfaltata e raggiungete sul pianoro in alto il palo della linea elettrica dove scorgete il cippo tratturale n. 38 bis. Da qui, verso nord, osservate la chiesetta di Cona di Croce; a pochi metri davanti a voi, in direzione est, il cippo tratturale n. 38 di fattura più antica.

SECONDA TAPPA

Siete alle pendici della Serra di Navelli: dal cippo tratturale più antico voltate leggermente a sinistra in direzione di una macchia di ginepri, quindi cominciate a risalire il pendio seguendo la marcatura, tenendovi alla sinistra della macchia. Il percorso si fa pietroso; a questo punto, seguite attentamente la marcatura, ma anche, più avanti, resti di ginepri bruciati e macchie di ginepro, fino a risalire la sommità occidentale più bassa della Serra di Navelli, in quota 821 m slm. Qui scorgerete due cippi tratturali, n. 39 bis e n. 39.
Proseguite in direzione della sommità più alta della Serra di Navelli (nord-est), seguendo la vallecola davanti a voi e raggiungendo i pali di una linea elettrica. Da questi, seguendo la marcatura e voltando lievemente a sinistra,
risalite il costone della Serra di Navelli: il paesaggio si fa affascinante e archetipico. Continuando a risalire la montagna, seguite attentamente la marcatura e, costeggiata una macchia alla vostra destra, incontrerete un nuovo cippo tratturale, il cui numero è difficilmente identificabile. Passate attraverso un antico villaggio fatto di tholos dirute, testimonianza diretta dell’esistenza di una civiltà pastorale nomade che ha abitato lungo il tratturo per millenni.
Continuate a seguire attentamente la marcatura e risalite la montagna fino ad arrivare sulla sommità più orientale della Serra di Navelli in quota 964 m slm. Da qui procedete longitudinalmente verso est lungo la cresta della montagna, fino a scorgere una piccola piramide di pietre a secco.
Dalla piramide, proseguendo in direzione sud-est lungo il crinale della montagna, scorgerete il borgo di Collepietro e il sentiero in fondo a valle che conduce a esso.
Intorno a voi un paesaggio mozzafiato: a nord la catena del Gran Sasso con il suo Corno Grande, monte Prena e monte Camicia che si stagliano all’orizzonte; a est/sud-est la Majella; a sud-ovest il Sirente Velino. Siete nel cuore antico e selvaggio d’Italia, circondati da tre parchi naturali costellati da borghi e castelli, e insediamenti umani millenari.
Camminate quindi lungo il crinale della Serra per 1,8 km circa, mantenendo come punto di riferimento ideale il borgo di Collepietro e il sentiero che si scorge a oriente. Attraversate quindi i resti di ginepri incendiati e un magnifico giardino di pietre, fino a ridiscendere il crinale raggiungendo il sentiero a valle. Arrivati sul tracciato vedrete la palina di segnalazione del metanodotto a indicarvi il punto esatto dove svoltare: a destra, in direzione sudest, risalendo il sentiero che conduce verso il borgo di Collepietro.
Proseguite per 1,7 km, fino ad arrivare sulla strada asfaltata, e camminate riscendendo verso il paese. Dopo tre tornanti, arrivate in un piccolo piazzale di accesso a case private alla vostra destra, quindi girate a sinistra e proseguite costeggiando alla vostra destra il campo di calcio del paese.
Dal campo risalite a destra, proseguite dritti in mezzo alla piazza del paese (piazza Sacro Cuore), quindi in direzione di via del Cimitero; voltate a sinistra su stradina asfaltata che dopo alcuni metri si fa sterrata e proseguite fino ad arrivare alla chiesetta della Madonna del Buon Consiglio.
Dalla chiesetta, prendete a sinistra il sentiero, e proseguite fino a valle senza deviazioni raggiungendo le mura esterne del cimitero.
Arrivati al piazzale in cemento di fronte al cimitero, proseguite lungo il sentiero sterrato che costeggia sul lato destro (verso sud) il camposanto e, dopo una sessantina di metri, voltate a destra, risalendo la collina: da qui, soffermatevi un istante a osservare il paesaggio davanti a voi scendete poi con attenzione perché il tracciato è rovinato dal passaggio di moto fuoristrada.
Scendendo il crinale lungo il tracciato, superate il primo sentiero che lo attraversa e proseguite dritti continuando sulla stessa traccia per 200 m. Risalite lievemente e raggiungete un sentiero più marcato. Quindi voltate a sinistra seguendo la marcatura. Seguite il sentiero pedonale per circa 600 m fino a raggiungere un bivio dove noterete una segnaletica in legno. Da qui, il tratturo prosegue sulla sinistra fino a ridiscendere per un piccolo sentiero molto scosceso, dove raccomandiamo di fare attenzione. Per i meno avventurosi è consigliato proseguire sul sentiero di destra, seguendo l’indicazione “fonte romana” o “San Benedetto in Perillis”, sul palo di legno. Quindi seguite comodamente la traccia per bici e cavalli che ridiscende verso Bussi passando per un sentiero ben tracciato (per approfondimenti vedere traccia mountain bike e cavalli sulla mappa). Per chi invece ha deciso di restare sul tratturo: al bivio con il palo di legno, prendete a sinistra seguendo la marcatura del Regio tratturo per altri 270 m, fino a riprendere la linea del metanodotto, indicata dalla prima palina di segnalazione gialla che vedete a monte del sentiero, che ridiscende bruscamente sulla sinistra. Proseguite con particolare cautela in quanto il tracciato pietroso è molto sdrucciolevole e ripido. Cercate di passare su pietroni grandi, che sostengono meglio il vostro peso in discesa o, quando potete, passate ai margini del tracciato.
Proseguite senza deviazioni per circa 2 km lungo questa valle, fino ad attraversare “Valle Parata”, tra Monte Parata (a sinistra), e Monte Cornacchia (a destra).
Giunti al bivio vicino al quale vi è un palo della linea elettrica, voltate a sinistra seguendo la marcatura e proseguite dritti fino a raggiungere la suggestiva chiesa di Santa Maria di Cartignano in località Bussi.


Tratto dal progetto “Vie e Civiltà della Transumanza Patrimonio dell’Umanità“, cofinanziato dal Programma di Sviluppo Rurale della Regione Abruzzo 2007-2013, Fondo FEASR, Asse 4 – Leader, PSL – Misura 4.2.2.1.
(c) photo credits:  Corrado De Sanctis

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