Gobee Bike lascia l’Italia. Perché il bike sharing non funziona

Gobee Bike, il bike sharing targato Cina, lascia l’Europa, Italia compresa. Con una mail di avviso inviata agli iscritti alla newsletter la società ha fatto sapere di dire addio al Vecchio Continente.

Gobee bike saluta l’Italia e l’Europa: il bike sharing libero “ucciso” dagli atti vandalici: “Il 60% della nostra flotta europea ha subito danneggiamenti e vandalismi, oppure è stato oggetto di fenomeni di privatizzazione illecita“.

Bici vandalizzate, rubate, a volte parcheggiate in spazi privati e trasformate di fatto in proprietà privata. Il servizio di bike sharing “a flusso libero” è risultato un fallimento, a Torino, a Firenze e persino a Roma, dove i 45.000 utenti italiani sono stati raggiunti da un avviso. “Il successo che questo servizio ha avuto non ha fatto altro che confermare la nostra visione di mobilità sostenibile e innovazione. Dopo un caloroso benvenuto, abbiamo da subito compreso che la nostra passione era condivisa dalla maggior parte di voi, ma abbiamo dovuto affrontare una serie di ostacoli che impediscono di proseguire nell’offerta di una soluzione di mobilità ecologica e sostenibile per le città“.

Il messaggio entra anche nel merito della decisione: “È stata una scelta molto difficile, deludente e frustrante per tutto lo staff di Gobee.bike, che ha lavorato sin dall’inizio con passione per far sì che questo progetto fosse realizzabile. Durante i mesi di dicembre e gennaio, le nostre biciclette sono diventate il bersaglio di sistematici atti di vandalismo, trasformandosi così in oggetti da distruggere per puro divertimento. Mediamente, il 60% della nostra flotta europea ha subito danneggiamenti, vandalismi o è stato oggetto di fenomeni di privatizzazione. Per questi motivi non c’è stata nessun’altra opzione se non procedere al termine del servizio a livello nazionale e continentale. Una decisione sofferta dal punto di vista morale, umano e finanziario“.

Come funziona il bike sharing a flusso libero?

Il cosiddetto “bike sharing free floating” o “a flusso libero” è privo degli stalli in cui riportare le bici. Gobee Bike funzionava in questo modo: una volta scaricata l’app, bisognava registrarsi per cercare una bici nelle vicinanze, cercare sulla mappa e – una volta in sella – era sufficiente scansionare il codice QR per sbloccare la bicicletta e iniziare il proprio percorso. Al termine del noleggio, l’utente doveva soltanto rimettere il lucchetto situato sul retro della bici, avendo la libertà di lasciarla in qualsiasi punto, senza necessità di ricovero in appositi stalli.

Quando non funziona, può essere solo un problema riconducibile al vandalismo?

Pur ammettendo che talvolta il bike sharing deve fare i conti con furti e danneggiamenti (il Tevere si è riempito di biciclette lanciate dalle rive o dai ponti!), sembra strano che sia stato un fenomeno così gigantesco in tutta Europa. Secondo quanto riportato da BikeItalia, fonti interne al Comune di Torino avrebbero rivelato che “uno dei principali problemi del modello Gobee risiedesse nel pannello fotovoltaico montato sulle biciclette con il compito di azionare il meccanismo di sblocco della ruota posteriore: il pannello era stato pensato per funzionare con il livello di irradiazione di Hong Kong che è evidentemente ben diverso da quello di Torino e il risultato è stato che le batterie non si ricaricassero. Anche l’app, d’altronde sembra fosse causa di diversi problemi, a cui il servizio di assistenza tecnica offriva soluzione suggerendo di cambiare il telefono”.

 

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