Cicloturismo: una «new economy» a nove zeri

C’è una nuova economia che coinvolge tutta la Penisola. Viaggia su due ruote parallela al patrimonio artistico e naturalistico, non inquina e produce occupazione: è il cicloturismo.

Il cicloturista di oggi esce con lo smartphone, usa Google Earth, prenota ristoranti e alberghi mentre pedala, sa tutto dei luoghi che intende visitare e grazie alle «app», comunica in più lingue, ha una capacità di spesa crescente e quindi è sempre più esigente. Non ci sono molti altri settori dell’economia in così evidente sviluppo, in special modo se ragioniamo in termini di sostenibilità e occupazione qualificata, soprattutto giovanile (I numeri in gioco sono importanti: secondo stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità, un miliardo investito nella mobilità dolce potrebbe incentivare la creazione di oltre 20mila posti di lavoro).

Attenzione però, chi viaggia lentamente non sopporta gli imbrogli e, anzi, li smaschera subito, con conseguente post sui social ricchi di documentazione fotografica e commenti negativi. Una ciclovia è piena di buche non è ben segnalata? Clic, bocciata. Non ci sono ciclofficine, punti ombra o di ristoro? Altro clic, altra bocciatura.

Sorge spontanea una domanda. Il Bel Paese è davvero preparato a sostenere il turismo su due ruote?

In Italia siamo solo all’inizio, nonostante le grandi potenzialità. Si sta sviluppando una rete di «greenways», ovvero di infrastrutture verdi, piuttosto significativa – anche attraverso il recupero delle ferrovie dismesse – ma sono ancora troppo numerosi gli interventi che mirano a realizzare semplici piste ciclabili, non interconnesse a percorsi di lunga percorrenza o che – peggio – conducono in mezzo al nulla, generando un profondo senso di vulnerabilità e di insicurezza.

Per cogliere le opportunità del segmento turistico che si muove in bicicletta – che in Europa muove oltre 40 miliardi di euro di indotto, di cui soltanto 3 in Italia – molte realtà locali e regionali hanno iniziato a investire, dotandosi di infrastrutture e servizi, sviluppando un’offerta sempre più avanzata dal punto di vista qualitativo. Occorre però creare reti di imprenditori e di portatori d’interesse per rispondere realmente alle aspettative della domanda internazionale: i tour operator cercano qualità dei percorsi e standard adeguati di informazione, accoglienza, servizi e ospitalità.

Un tema più sensibile di molti altri riguarda la intermodalità: un grande problema infrastrutturale, aggravato dalla parcellizzazione dei modelli di gestione delle aziende di trasporto, che stanno sul mercato ciascuna con le proprie regole e le proprie procedure.
Ma non è soltanto un tema di investimenti in opere pubbliche: chiunque desideri attraversare lo Stivale pedalando e non riesca a trovare informazioni on line, prima di partire, desiste. Quindi perdiamo moltissime opportunità per mancanza di comunicazione, ancor prima che il viaggiatore decida di varcare i confini nazionali…

[ Photo credit: Roberto Babini @ Slow Bike Tourism ]

 

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